Automotive, una transizione reale ma discontinua: il mercato tiene, il sistema si adatta
di Matteo ScolariIl settore automotive italiano – e quello veronese in particolare – non è in crisi, ma non è nemmeno in piena salute. È in una fase di trasformazione profonda, disomogenea, a tratti contraddittoria. È questo il quadro che emerge con chiarezza dall’ultima puntata di Focus Verona Economia, dove concessionari, operatori dell’autoriparazione e addetti ai lavori hanno raccontato un mercato che continua a muoversi, ma lo fa con cautela, frenato più dall’incertezza che dalla mancanza di domanda.
Il mercato non si ferma, ma va a scatti
I numeri raccontano una realtà fatta di accelerazioni improvvise e rallentamenti strutturali. Le immatricolazioni tengono solo quando entrano in gioco gli incentivi, in particolare sull’elettrico. Senza un sostegno economico chiaro e stabile, il cliente tende a rimandare la decisione. Non perché non abbia bisogno dell’auto, ma perché non sa quale auto scegliere e per quanto tempo quella scelta sarà valida. È un dato culturale prima ancora che economico: l’auto resta centrale nella vita delle famiglie, ma oggi è diventata una scelta complessa, carica di interrogativi normativi, tecnologici e patrimoniali.
Ibrido: il vero pilastro della transizione
Se l’elettrico puro resta ancora marginale, l’ibrido è oggi la vera colonna portante del mercato. Mild hybrid, full hybrid e plug-in rappresentano la risposta più concreta a una transizione che il consumatore vuole affrontare senza strappi. L’ibrido rassicura, non cambia radicalmente le abitudini e consente di “entrare” nel nuovo senza rinunciare al conosciuto. Il diesel, invece, è ormai in ritirata strutturale. Non scompare del tutto, ma diventa una nicchia, soprattutto nell’usato recente. Il benzina resiste come scelta conservativa, ma perde progressivamente terreno.
Auto sempre più tecnologiche, clienti sempre più confusi

Un altro elemento emerso con forza è il salto tecnologico del prodotto. Oggi anche le utilitarie sono computer su ruote: ADAS, frenata automatica, connettività, chiamata automatica dei soccorsi. Dal punto di vista della sicurezza e del comfort, il settore non è mai stato così avanti. Il paradosso è che più tecnologia c’è, più il cliente ha bisogno di essere accompagnato. Sigle, inglesismi e soluzioni tecniche diverse rischiano di bloccare la decisione d’acquisto. È qui che cambia il ruolo del concessionario, sempre meno venditore e sempre più consulente.
Marchi cinesi: non una moda, ma un cambio di equilibrio
L’ingresso dei marchi cinesi non è più un fenomeno marginale. Prezzi competitivi, dotazioni complete, design curato e standard di sicurezza elevati hanno cambiato le regole del gioco. Il cliente oggi valuta il prodotto, non la provenienza. E questo costringe l’intero sistema a ripensare posizionamento e valore. Non è una minaccia in sé, ma un segnale di globalizzazione del mercato, che premia chi sa offrire contenuti reali e non solo tradizione.
Officine e autoriparazione: il cuore che regge il sistema

Se il nuovo rallenta, l’officina lavora. L’aumento dell’età media del parco auto e l’incertezza sugli acquisti rendono l’autoriparazione un settore in forte attività. Ma anche qui la sfida è enorme: servono competenze, formazione, sicurezza. L’elettrificazione non spaventa più, ma richiede investimenti continui. Il vero nodo è la carenza di personale qualificato: decine di migliaia di addetti mancanti a livello nazionale. Senza giovani formati, la transizione rischia di fermarsi non nei saloni, ma nei ponti delle officine.
La vera parola chiave: chiarezza
Dalle voci raccolte emerge un messaggio netto: il mercato non chiede imposizioni, ma chiarezza. Regole stabili, incentivi leggibili, tempi certi. L’automotive è pronto ad adattarsi – lo sta già facendo – ma ha bisogno di una traiettoria credibile. La transizione non si governa con annunci o scadenze astratte, ma accompagnando consumatori e imprese passo dopo passo. Perché l’auto, oggi più che mai, non è solo un mezzo di trasporto: è un investimento, una scelta di vita, un indicatore di fiducia nel futuro. E finché questa fiducia resterà fragile, il mercato continuerà a muoversi. Ma con il freno leggermente tirato.
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