Rincari concentrati su petrolio e gas: per le famiglie italiane bollette più care di 9,3 miliardi
di Matteo ScolariLe tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran stanno producendo effetti significativi sui mercati energetici, ma senza generare – almeno per ora – un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che evidenzia come i rincari si concentrino soprattutto su petrolio e gas, mentre molte altre commodities mantengono una sostanziale stabilità o registrano addirittura lievi ribassi.

Secondo lo studio, nelle due settimane successive all’inizio delle ostilità il prezzo del gas è salito del 62%, mentre il petrolio ha registrato un aumento del 45,8%, dinamiche che riflettono la forte sensibilità del comparto energetico alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Diversa invece la situazione per molte altre materie prime industriali. I dati mostrano, ad esempio, una riduzione dei prezzi del nickel (-1,9%), del rame (-2,6%), del piombo (-2,7%), dello zinco (-3%) e dello stagno (-7,9%), segnali che indicano una certa capacità di tenuta delle catene di approvvigionamento globali nonostante l’incertezza internazionale.

Il quadro appare quindi molto diverso rispetto a quanto accadde nel febbraio 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina, quando i mercati reagirono con aumenti diffusi e particolarmente violenti delle materie prime. In quell’occasione, ad esempio, il nickel arrivò a crescere del 93,8% e il granoturco del 30,3%, a dimostrazione del ruolo centrale di Russia e Ucraina nelle catene globali di approvvigionamento energetico e agricolo.
Nonostante la relativa stabilità dei mercati delle commodities, l’aumento dei prezzi dell’energia rischia comunque di pesare in modo significativo sui bilanci delle famiglie italiane. Secondo le stime citate nello studio, l’incremento medio delle bollette potrebbe arrivare a circa 350 euro annui per famiglia, con un aggravio complessivo stimato in 9,3 miliardi di euro per le 26,7 milioni di famiglie italiane.
Gli aumenti più consistenti si concentrerebbero nelle grandi aree urbane: a Roma l’incremento della spesa energetica potrebbe raggiungere 705,8 milioni di euro, a Milano 554,5 milioni e a Napoli oltre 406 milioni. Anche il Veneto non è immune dagli effetti dei rincari: la provincia di Verona registra una stima di 143 milioni di euro di spesa aggiuntiva per elettricità e gas, collocandosi tra i territori più esposti nel Nord Italia.

Parallelamente, gli aumenti dell’energia si riflettono anche sui prezzi dei carburanti. Nei quindici giorni successivi all’attacco militare all’Iran, la benzina in modalità self service è aumentata dell’8,7%, mentre il diesel ha registrato un balzo del 18,2%, con effetti immediati sui costi per automobilisti e imprese.
L’aumento del gasolio colpisce in particolare le categorie che utilizzano quotidianamente veicoli a motore, come autotrasportatori, taxisti, noleggiatori con conducente, operatori del turismo, pescatori e agricoltori, con ripercussioni che rischiano di trasferirsi lungo tutta la filiera produttiva.
Per attenuare l’impatto dei rincari, la CGIA suggerisce nel breve periodo interventi fiscali mirati, come la riduzione temporanea delle accise sui carburanti, una modulazione dell’IVA sulle bollette energetiche e una revisione degli oneri di sistema, che rappresentano una componente significativa del prezzo finale dell’energia.
Nel medio periodo, invece, diventa centrale la diversificazione delle fonti energetiche, con investimenti nelle energie rinnovabili, nello stoccaggio e nelle infrastrutture di rete, strumenti ritenuti fondamentali per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e rendere il sistema energetico più resiliente alle crisi internazionali.
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