Mercosur, Cia Verona: bene il ricorso alla Corte Ue. «Il Parlamento europeo ci ha ascoltati»
di Matteo Scolari«Finalmente c’è un Parlamento europeo che dimostra di aver ascoltato le nostre preoccupazioni e richieste sul Mercosur». Con queste parole Cia Verona commenta il via libera dell’Parlamento europeo al ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per ottenere un parere giuridico sull’accordo Ue–Mercosur.
Una decisione che arriva all’indomani della manifestazione di Strasburgo, alla quale ha preso parte anche una folta delegazione di agricoltori scaligeri, e che per Cia rappresenta un primo, importante risultato politico. «La nostra mobilitazione è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune – sottolinea Marta Turolla, direttrice di Cia Verona – affinché la sospensione della ratifica diventi un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni, non solo in questo negoziato ma in tutti i futuri accordi commerciali».
Secondo l’organizzazione agricola, il voto dell’Europarlamento apre ora uno spazio decisivo di confronto. «Il rinvio alla verifica di compatibilità con i trattati Ue fornisce un margine di pressione fondamentale – prosegue Turolla – per ottenere vera reciprocità, controlli ferrei e clausole di salvaguardia automatiche. La direzione è chiara: bloccare l’accordo Ue-Mercosur nelle condizioni attuali, perché rischia di diventare un precedente per intese capaci di distruggere il modello dell’agricoltura europea e in particolare quella italiana».
La presenza degli agricoltori veronesi a Strasburgo viene rivendicata come segnale politico forte. «Il territorio non intende subire in silenzio – ribadisce Turolla –. L’Europa non può accettare accordi che aprano il mercato a prodotti che non rispettano gli stessi standard produttivi, sanitari e ambientali imposti alle imprese europee. Chiediamo controlli serrati e tracciabilità piena su tutte le merci in ingresso, per evitare concorrenza sleale e che i costi delle regole più stringenti ricadano solo sulle nostre aziende».

Cia Verona mette inoltre in guardia da correttivi considerati insufficienti. «Abbassare le soglie delle clausole di salvaguardia non basta se non produce effetti concreti – avverte la direttrice –. Non si può attendere che il danno sia compiuto: servono strumenti rapidi ed efficaci». Sullo sfondo, una questione strutturale che riguarda il futuro stesso del settore primario europeo. «L’agricoltura europea, fatta in larga parte di aziende familiari, diversificazione e qualità, rischia di essere travolta da un modello di produzione massiva governato da grandi capitali, che svilisce il lavoro agricolo e cancella decenni di impegno su qualità, benessere animale e tutela ambientale».
La richiesta finale è netta: «L’Europa chiarisca se intende farsi carico dei problemi reali delle proprie comunità – reddito agricolo, sicurezza alimentare, presidio del territorio e ricambio generazionale – o se vuole perseguire altre priorità che rischiano di condannare definitivamente l’agricoltura europea», conclude Cia Verona.
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