ANCE Verona, 80 anni di storia e uno sguardo al futuro: tra PNRR, innovazione e sfida abitativa
di Matteo ScolariOttant’anni di storia, ma soprattutto una visione che guarda avanti. ANCE Verona celebra nel 2026 un traguardo simbolico e sostanziale, confermandosi protagonista dello sviluppo economico e urbano del territorio. Un percorso iniziato nel secondo dopoguerra e capace di attraversare crisi, trasformazioni e ripartenze, fino alle grandi sfide attuali: la fine del PNRR, il rallentamento dell’edilizia abitativa, l’innovazione tecnologica e l’emergenza casa.
Dopo un 2025 chiuso con un bilancio presentato al Teatro Ristori lo scorso 12 dicembre, il nuovo anno si apre dunque con grande emozione per un anniversario importante che vedrà l’associazione presieduta da Trestini impegnata in varie iniziative celebrative.

Presidente Trestini, cosa rappresentano questi 80 anni per ANCE Verona?
ANCE Verona nasce nel 1946, nel primo dopoguerra, come collegio costruttori, grazie a imprenditori illuminati che hanno saputo unire le forze per ricostruire la città. In questi ottant’anni l’associazione ha accompagnato Verona superando crisi economiche, cambiamenti normativi e trasformazioni profonde del settore. Oggi ANCE Verona è più viva che mai: continua a innovare, a supportare le imprese e a svolgere un ruolo di servizio verso la comunità, mantenendo sempre uno sguardo rivolto al futuro.
La scadenza del PNRR preoccupa il comparto: cosa succederà dopo il 2026?
È una preoccupazione legittima, perché circa la metà dei fondi del PNRR riguarda direttamente le costruzioni. Tuttavia, per i lavori pubblici prevediamo ancora un trend positivo nel 2026 e in parte nel 2027, grazie anche ai fondi complementari. Saranno proprio le opere pubbliche a fare da traino per il resto dell’economia. Diverso il discorso per l’edilizia abitativa, che già nel 2025 ha mostrato un rallentamento e che continuerà probabilmente anche nei prossimi due anni.
Il mercato sta cambiando: quali sono oggi i numeri più significativi?
Nel 2025 abbiamo registrato un calo del comparto abitativo, legato soprattutto alla riduzione delle detrazioni fiscali, mentre il non residenziale è cresciuto in modo significativo, con un +16,5%. Questo dimostra che il settore è ciclico, ma anche capace di adattarsi. Dopo anni difficili, le costruzioni hanno vissuto una vera “nuova primavera”, trainata da investimenti, innovazione e sostenibilità.

Quanto è cambiato il modo di costruire negli ultimi anni?
Negli ultimi dieci anni il settore ha compiuto passi enormi. Oggi parliamo di edilizia green, risparmio energetico, nuovi materiali, sistemi di isolamento avanzati, tecnologie digitali e informatizzazione dei cantieri. Le costruzioni sono diventate a tutti gli effetti un’industria moderna e innovativa, pronta ad affrontare le sfide future.
Innovazione significa anche nuove competenze: come rispondete al problema della manodopera?
La formazione è un pilastro fondamentale. Come ANCE abbiamo investito molto nelle scuole edili, superando la logica dei corsi obbligatori per puntare su percorsi avanzati: utilizzo di nuove tecnologie, droni, apparecchiature digitali e persino applicazioni di intelligenza artificiale e robotica. L’obiettivo è attrarre i giovani e mostrare che l’edilizia non è più un settore arretrato, ma un ambito professionale qualificato, sicuro e ricco di opportunità.
Perché partire addirittura dai bambini, come nel progetto con il Children’s Museum Verona?
Perché serve ricostruire una vera cultura delle costruzioni. Attraverso il gioco, i bambini possono riscoprire il valore del costruire e dell’abitare. Questo progetto ci permette anche di capire come le nuove generazioni immaginano la casa e la città del futuro: da queste idee possono nascere spunti preziosi per una pianificazione urbana più consapevole e condivisa.
Verona 2040 è uno dei progetti più ambiziosi: perché allargare il tavolo?
Le sfide di oggi non possono essere affrontate da soli. Verona 2040, nato insieme a Confindustria, si è aperto a Camera di Commercio, associazioni di categoria e fondazioni proprio per costruire una visione comune e stabile nel tempo, indipendente dai cambi di amministrazione. È un progetto che guarda allo sviluppo economico, sociale e urbano della città, coinvolgendo giovani, scuola, università e mondo del lavoro.
L’emergenza abitativa è una priorità: qual è la strada da seguire?
È un problema che riguarda studenti, lavoratori e famiglie, non solo Verona ma l’intero Paese. La risposta non è consumare nuovo suolo, ma rigenerare l’esistente. Serve una visione moderna dell’abitare: spazi condivisi, servizi, attenzione alle fasce più deboli, integrazione tra residenzialità e funzioni sociali. In Europa esistono modelli interessanti che possiamo adattare anche al nostro territorio, sempre salvaguardando il paesaggio e la qualità urbana.
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