“Serve una visione condivisa”: CGIL, CISL e UIL intervengono dopo l’incontro di Verona 2040
di Matteo ScolariUna visione condivisa per costruire la Verona del futuro, con al centro lavoro di qualità, coesione sociale e sostenibilità. È la posizione espressa da CGIL Verona, CISL Verona e UIL Verona, che hanno partecipato ieri sera all’iniziativa “Verona 2040: la Verona che vogliamo”, ospitata all’Auditorium della Camera di Commercio e dedicata al futuro del territorio e alle priorità infrastrutturali per città e provincia.
Nel dibattito sono emersi temi strategici come la riqualificazione della Marangona, il collegamento tra l’aeroporto Catullo e il Garda, il potenziamento del Quadrante Europa e la necessità di una governance territoriale capace di coordinare Comune, Provincia, Regione e Governo nazionale. Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, ogni investimento infrastrutturale deve essere accompagnato da una programmazione che metta al centro la qualità dell’occupazione, la sicurezza e la sostenibilità sociale e ambientale.

CGIL, CISL e UIL sottolineano che lo sviluppo non può prescindere da buona occupazione stabile e tutelata, formazione delle competenze per sostenere la transizione digitale e green, politiche abitative e di welfare capaci di rendere Verona accessibile e inclusiva, mobilità sostenibile e partecipazione delle parti sociali ai processi decisionali.
«Lo sviluppo non può essere solo un elenco di opere: deve essere una scelta collettiva che mette al centro le persone, il lavoro e la qualità della vita. Per questo chiediamo che il confronto prosegua in modo strutturato, con tavoli permanenti che coinvolgano tutte le rappresentanze del territorio» affermano le tre confederazioni.
Le segreterie territoriali, guidate da Francesca Tornieri, Giampaolo Veghini e Giuseppe Bozzini, ribadiscono la disponibilità a un confronto che tenga insieme crescita economica, diritti, sicurezza sul lavoro e coesione sociale
Per le organizzazioni sindacali, la sfida della Verona 2040 passa quindi da una regia condivisa e da un modello di sviluppo capace di coniugare infrastrutture e qualità del lavoro, evitando che le trasformazioni urbane e produttive si traducano in nuove disuguaglianze territoriali e sociali.
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