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B/OPEN, torna anche quest’anno la rassegna Bio Food B2B di Verona

di admin
Tornerà all'inizio di ottobre a Veronafiere la terza edizione della kermesse dedicata al cibo sostenibile. La due giorni è dedicata ai professionisti del comparto che in Italia vale oltre 4,6 miliardi di euro.

Torna a Veronafiere i prossimi 13 e 14 ottobre l’appuntamento con B/Open, rassegna b2b dedicata al bio-food e giunta alla terza edizione. Veronafiere si conferma così piattaforma internazionale per un settore in continua espansione: il bio food Made in Italy vale oltre 4,6 miliardi di euro.

Un comparto in crescita che si allinea sempre più alle esigenze rinnovate dei consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e al chilometro zero. 
Verrà confermata la formula di due giorni “chiavi in mano”, che rafforza l’identità di manifestazione b2b, con l’opportunità di valorizzare al massimo le certificazioni richieste come condizione di partecipazione.
B/Open anche per la sua terza edizione sarà un momento di confronto tra professionisti italiani ed esteri. Le aspettative sono alte per l’edizione 2022 visti gli ottimi risultati registrati nell’ultima edizione (del 9 e 10 novembre 2021).

Per il biologico si sta affacciando una nuova era, con la consapevolezza che la crescita del comparto non dovrà limitarsi ad una maggiore produzione, connessa all’obiettivo del Green Deal, alle strategie From Farm to Fork e Biodiversity. L’obiettivo è raggiungere una superficie agricola utile dedicata al bio del 25% in tutta Europa entro il 2030.
Il futuro del modello “organic” dovrà abbracciare in maniera più ampia le richieste di sostenibilità da parte dei consumatori e contribuire a sviluppare un approccio integrato fra produttori, trasformatori, distributori e acquirenti. In questo modo potranno essere ridotti notevolmente gli sprechi fornendo anche un incentivo politico di consumo di corto e medio raggio. A questi si aggiunge la promozione della sostenibilità dal punto di vista economico, ambientale e occupazionale oltre alla tutela delle comunità rurali.

Il biologico, in particolare, è ritenuto uno strumento utile per contrastare i cambiamenti climatici, ridurre l’impatto ambientale e accompagnare in maniera efficace il percorso verso la neutralità climatica, che l’Unione europea intende raggiungere entro il 2050.
B/Open manterrà, anche per la terza edizione del prossimo ottobre, un’offerta smart declinando la formula fieristica «confex», cioè convegni e workshop abbinati a una parte espositiva e riservati esclusivamente a un pubblico di operatori professionali selezionati provenienti dall’Italia e dall’estero.
Il 2022 si è aperto per il biologico con premesse di crescita positive, legate da un lato all’applicazione del nuovo regolamento europeo sulla produzione e l’etichettatura dei prodotti bio (Reg. Ue n. 2018/848), dall’altro dalla ricerca dei consumatori di prodotti percepiti come salutisti, legati alle specificità territoriali e biologici. Il 2022 dovrebbe finalmente essere l’anno dell’approvazione definitiva della legge sul biologico, una misura fondamentale per poter affrontare le sfide di un settore che potrebbe essere necessario per il rilancio dell’intero sistema agroalimentare italiano. Inoltre, l’Unione europea ha promosso lo scorso anno un piano di azione per l’agricoltura biologica organizzato in 23 assi di sviluppo, individuando a livello comunitario la data del 23 settembre di ogni anno come “Giornata del Bio”.
Anche la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) 2023-2027, che entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio, sostiene con misure specifiche le filiere del biologico con risorse intorno ai 450 milioni di euro all’anno fra sviluppo rurale ed eco-schemi, a conferma che, se gestite con equilibrio, le prospettive di crescita assicureranno una maggiore produzione e una più ampia diffusione dei prodotti “organic” nella dieta alimentare degli italiani e degli europei.
L’Italia ha buone prospettive di incrementare le superfici a biologico per raggiungere l’obiettivo del 25% di Superficie agricola utile coltivata entro il 2030, collocandosi già oggi fra i Paesi europei a maggiore vocazione “organic”, alle spalle solamente di Austria, Estonia e Svezia. 

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