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Autotrasporto, UNATRAS conferma il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio

di Matteo Scolari
Cresce la tensione nel settore: proclamato lo stop dei servizi nel rispetto delle norme. Cordoglio per la tragedia nel Casertano e richiesta di interventi urgenti al Governo.

Il settore dell’autotrasporto torna verso una nuova fase di mobilitazione. UNATRAS, che rappresenta oltre il 90% delle imprese italiane del comparto, ha confermato il fermo nazionale dei servizi dal 25 al 29 maggio 2026, rilanciando al Governo la richiesta di misure concrete per contrastare l’aumento dei costi, in particolare quelli legati ai carburanti.

La decisione arriva in un contesto già segnato da forte tensione e da un grave episodio avvenuto nel Casertano, dove un autotrasportatore ha perso la vita durante una protesta. L’organizzazione ha espresso una posizione netta: «Un collega ha perso la vita. Alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone a lui vicine va la solidarietà dell’intera categoria».

Paolo Uggè, presidente Unatras.
Paolo Uggè, presidente Unatras.

UNATRAS ha però voluto chiarire con forza la propria estraneità rispetto alla mobilitazione in cui si è verificata la tragedia, sottolineando come quell’iniziativa sia stata promossa da una sigla non appartenente al coordinamento e in violazione delle regole previste dalla normativa sugli scioperi nei servizi essenziali. In particolare, viene evidenziato il mancato rispetto del preavviso minimo e delle disposizioni sulla cosiddetta “rarefazione oggettiva”, che impedisce la sovrapposizione di più fermi nello stesso settore in un arco temporale ristretto.

Una distinzione rilevante anche per le imprese del territorio veronese e veneto, dove l’autotrasporto rappresenta un anello fondamentale della filiera produttiva e logistica. UNATRAS ribadisce infatti di aver operato nel pieno rispetto delle norme, con preavviso di 25 giorni, comunicazione formale alle autorità competenti e garanzia dei servizi minimi, in linea con il codice di autoregolamentazione.

Di fronte alle irregolarità riscontrate in altre iniziative, l’organizzazione ha assunto una posizione dura, chiedendo l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge e dichiarando di non voler partecipare a tavoli istituzionali con soggetti che non rispettano le regole del confronto.

Nel merito della protesta, resta centrale il nodo economico. Il comparto denuncia da tempo l’impatto dell’aumento dei costi del carburante, che sta mettendo sotto pressione la sostenibilità delle imprese, molte delle quali operano con margini sempre più ridotti. Una situazione che riguarda da vicino anche il tessuto produttivo del Veneto, fortemente dipendente dall’efficienza della logistica e dei trasporti.

L’appello al Governo è diretto e senza ambiguità: «Il tempo delle risposte interlocutorie è finito. Servono misure compensative concrete contro l’aumento insostenibile del costo del carburante. L’autotrasporto è un’infrastruttura essenziale per il Paese e per la tenuta dell’economia nazionale: è necessario aprire un confronto serio con chi opera nel rispetto delle regole».

Il fermo di fine maggio si preannuncia quindi come un passaggio cruciale per il settore, con possibili ripercussioni lungo tutta la catena economica, dalla produzione alla distribuzione, in un territorio – come quello veronese – dove trasporti e manifattura sono strettamente interconnessi.

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