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DDL GOVERNATIVO SU RIFORMA SCUOLA. IL VENETO DICE NO. ASSESSORE ISTRUZIONE E SINDACATI SCUOLA COMPATTI NEL RIGETTO DDL

di admin
NEL VENETO CI SONO 450 INSEGNANTI IN MENO DI QUELLI NECESSARI (PER I SINDACATI SONO -700) LOTTA PER NON TOCCARE LA QUALITA’ DELLA SCUOLA VENETA Il Veneto dice NO al disegno di legge governativo sulla scuola. Lo hanno affermato compatti e all’unanimità stamani l’Assessore regionale all’istruzione e formazione professionale e i rappresentanti sindacali del mondo…

“Ciò che il mondo della scuola veneta contesta al ddl del MIUR  – ha detto l’Assessore regionale – è innanzitutto il non ascolto dei territori, in particolare del Veneto che vanta un sistema scolastico di prim’ordine, comprensivo di una struttura di formazione professionale che impiega ben 20 mila ragazzi e di una rete di scuole per l’infanzia paritarie che accoglie i due terzi dei bambini veneti tra i 3 e i 5 anni. Alla qualità storica della scuola veneta non vogliamo e non possiamo rinunciare e speriamo che nel Governo a questo proposito prevalga il buon senso”.

A fronte di questa solida struttura, esiste il problema sempre più grave, segnalato da tutti gli interventi, relativo alla carenza di organico e alla situazione sempre incertissima degli insegnanti precari: “persone che lavorano anche da oltre 10 anni  – ha detto l’Assessore regionale – e non hanno la certezza del lavoro, ma soprattutto la cui esperienza nell’insegnamento con l’attuazione di questo ddl verrebbe vanificata cancellando anni di competenze”.

 Dai dati forniti dall’Ufficio Scolastico Regionale, sarebbero necessari 450 insegnanti in più di quelli attuali, un dato  sottostimato secondo i sindacati che hanno invece valutato in circa 700 il numero di insegnanti indispensabile a tenere in piedi il ‘sistema scuola’ nel Veneto.

L’Assessore regionale ha informato di aver inviato una lettera con cui la Regione Veneto esprime il parere contrario al disegno di legge  alla Conferenza Unificata  Stato-Regioni e alla IX Commissione Istruzione Lavoro Innovazione e Ricerca del Coordinamento degli Assessori regionali. “Una riforma che –scrive l’Assessore – sembra avere come obiettivo prioritario lo stravolgimento dell’attuale assetto”.

Dagli interventi sono sinteticamente emerse alcune valutazioni. Il rappresentante dello SNALS si è detto preoccupato della situazione delle classi “pollaio” (cioè sovraffollate) in particolare per le scuole di formazione professionale dove troppi ragazzi sono portati in laboratori con macchinari anche pericolosi.
La Uil scuola ha annunciato lo sciopero generale nazionale della scuola per il 5 maggio prossimo, contestando un ddl calato dall’alto e mettendo in guardia contro l’articolo 12 del ddl sui precari che ne prevede l’ “eliminazione”.  
La rappresentante della CISL scuola  ha dichiarato che vanno salvaguardati i diritti degli insegnanti precari con l’adozione di un decreto legge e va pensato un piano triennale per le assunzioni.
Il vicecoordinatore nazionale della Gilda insegnanti ha detto che andrebbe riproposta una valida forma di autonomia regionale a fronte di un ministero che si è preso deleghe che non gli competono,  e che va chiesto un decreto legge sul precariato mentre la riforma della scuola deve passare con una vera discussione in Parlamento.
La rappresentante del comitato 296 (legge del 2006 sulla tutela dei precari) ha chiesto sicurezza nelle assunzioni dei precari (messe in forse dal ddl)  e certezza del rispetto della scuola pubblica, e ha ricordato la condanna della Corte Europea nei confronti dell’Italia sulla questione dell’assunzione dei 100 mila precari della scuola.     
E’ stato inoltre fatto notare che se fosse fatto rispettare il rapporto nazionale tra il numero di alunni e docenti, al Veneto spetterebbero di diritto almeno 3 mila insegnanti in più e non solo qualche centinaio.

Ritornando alla lettera inviata a Roma dall’Assessore, si afferma che è discutibile anche il metodo “con cui si persegue il cambiamento auspicato appare discutibile lasciando poco spazio al confronto. Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tutto trovare la soluzione che consenta di stabilizzare i precari, che da anni lavorano tra molteplici difficoltà, anziché smantellare lo stato giuridico e retributivo dei docenti”.
“Gli interventi sulla distribuzione territoriale degli organici, ipotizzati nel disegno di riforma – continua l’esponente della Giunta veneta –  costringerebbero i docenti, per adempiere al loro dovere, a massicci spostamenti da una provincia all’altra: eventualità da scongiurare perché attorno all’insegnante c’è una famiglia, che va tutelata come valore. Anche la previsione delle nomine triennali dei docenti, che consente al termine del periodo di non riconfermare i docenti di seconda e terza fascia d’istituto, rischia di rivelarsi un fattore di instabilità del sistema, minando pesantemente la continuità didattica a cui hanno pieno diritto i ragazzi”.
Si segnala inoltre che “nonostante il riferimento alla formazione, manchi un qualsiasi rinvio esplicito ai sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, che in Veneto, voglio ricordare, ha svolto un ruolo fondamentale nell’innalzamento complessivo della qualità dell’istruzione secondaria.  Ne sono prova i dati sulla dispersione scolastica, in linea con gli obiettivi europei e i risultati OCSE PISA 2012, che collocano la nostra Regione ben al di sopra della media italiana, con risultati prossimi a quelli dei Paesi OCSE primi classificati”.
Sottolineato infine che nel “disegno di Riforma penalizzi anche le scuole paritarie, che in Veneto hanno un ruolo importante”.

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