DONAZZAN: RENZI IN EUROPA NON HA FATTO NULLA PER TUTELARE LE NOSTRE IMPRESE E IL MADE IN ITALY. IL FALLIMENTO DEL SUO SEMESTRE È UN’OCCASIONE MANCATA PER IL SISTEMA PRODUTTIVO VENETO E ITALIANO

di admin
“Renzi aveva iniziato il semestre europeo con annunci roboanti e un programma di numerose pagine. Aveva promesso norme a tutela del ‘Made in’ per contrastare il fenomeno della contraffazione e della concorrenza sleale che affligge il nostro sistema produttivo. Aveva promesso aiuti concreti per rilanciare l’economia reale. Dispiace constatare che a sei mesi di distanza…

Norme a tutela del ‘Made in’ – afferma Donazzan – sarebbero state necessarie a tutelare i nostri prodotti che si distinguono nel mondo per bellezza e qualità. Ricordo che a un convegno a Verona sulle eccellenze digitale rimasi piacevolmente colpita quando l’ad di Google Italia disse che ‘Made in Italy’ è il secondo termine più digitato sul motore di ricerca. E ne fui orgogliosa”.
“La pregevolezza del Made in Italy trova conferma nei numeri di Unioncamere Veneto: su oltre 5000 prodotti l’Italia occupa il quinto posto per numero di primi posti nel saldo commerciale con l’estero, solo dietro a potenze economiche come Cina, Germania, Stati Uniti e Giappone, con ben 235 casi di eccellenza, per un valore di 63 miliardi di dollari”.

“Questo patrimonio va difeso, e il semestre europeo a guida italiana era una buona occasione per farlo con efficace determinazione. In Italia e in Europa la contraffazione parla cinese: nel 2013 le autorità doganali dell’Ue hanno effettuato 87 mila sequestri per 35,9 milioni di prodotti sospettati, per un valore delle merci intercettate di 768 milioni e l’Italia è il primo Paese Ue per numero di articoli sequestrati”.
“Renzi è consapevole di tutto questo? È consapevole che se i prodotti contraffatti fossero realizzati e commercializzati sul mercato legale si avrebbero 17,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva, per un valore aggiunto di 6,4 miliardi? È consapevole che la produzione legale delle merci potrebbe generare 105 mila occupati regolari a tempo pieno a livello nazionale e circa 10 mila in Veneto?”, si interroga Donazzan.
“Nella nostra regione si stima che la contraffazione generi ogni anno un fatturato di quasi 430 milioni di euro, pari al 6,2% del valore complessivo di mercato del falso in Italia”. Nonostante tutto, sempre secondo Unioncamere Veneto, il ‘Made in Veneto’ nel 2013 ha recuperato terreno sul versante della vendita di macchinari, prima voce dell’export regionale (il 19,5% del totale), aumentata del +3,3 per cento (10,2 miliardi di euro). Tra i prodotti il cui valore è sopra la soglia dei 2 miliardi di euro, si posizionano per buone performance l’abbigliamento (+4,8%), l’occhialeria (+5,6%), l’alimentare (+6,1%), i prodotti della concia e della lavorazione pelli (+11,4%) e le calzature (+4,1%).
“Chissà quanto ancora si potrebbe crescere con norme contro la concorrenza sleale”, osserva Donazzan.
“Anche la grande lotta alla disoccupazione, che nel programma del semestre italiano era al primo punto, è rimasta sulla carta. La disoccupazione giovanile in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, è addirittura salita al 43,9% e per Garanzia Giovani la presidenza italiana non è stata in grado di aumentare il fondo di 6 miliardi di euro”, sottolinea Donazzan.
“Nell’agenda di Renzi – conclude l’assessore regionale veneto – era previsto un rilancio dell’economia reale da 300 miliardi di euro ma queste risorse non sono state rivolte alle piccole e medie imprese per uscire dalle secche della crisi bensì, in buona parte, sono state erogate alle banche affinché comprassero titoli di stato: giochi di finanza speculativa a scapito degli investimenti nell’economia reale che si sarebbero dovuti fare per rilanciare la produzione e la crescita. Peggio di così Renzi non poteva fare”.

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