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Nuove varietà della “ciliegia”. Presentate ufficialmente a Verona a cura dell’Università di Bologna e della Provincia di Verona.

di admin
Le ciliegie costituiscono una grande risorsa del mondo agricolo nazionale, visto che la produzione italiana della rossa drupa – Prunus avium domesticato – si attesta sui 100.000 quintali l’anno.

Le ciliegie costituiscono una grande risorsa del mondo agricolo nazionale, visto che la produzione italiana della rossa drupa – Prunus avium domesticato – si attesta sui 100.000 quintali l’anno. Con il che, l’Italia è superata, nel mondo, quanto a produzione di ciliegie, solo da Turchia, Iran e Stati Uniti d’America, mentre si contende il quarto posto con la Germania. In tale quadro, è importante studiare il saporito frutto in tutte le sue particolarità – disponiamo di 140 varietà – per renderlo adatto ad un raccolto scadenziato e non, quindi, limitato ad un mese, alla sua lavorazione, alla sua conservazione ed al suo collocamento sul mercato, dove è determinante il gradimento da parte del consumatore. Per il quale la ciliegia deve avere un calibro o pezzatura grossi ed uniformi (almeno 28 mm), essere soda-dura (consistenza), di sapore dolce, ma con giusto grado di acidità, atto ad esaltarne l’aroma, e non ultimo, un gradevole colore rosso-porpora. Tornando al tema raccolto, il mercato richiede che quest’ultimo non fornisca il commercio tutto d’un tratto, di solito, nella stagionalità di un mese, ma per un periodo più lungo, per cui acquisiscono importanza varietà diverse, che maturino, come accennato, alla distanza di una quarantina di giorni, una dall’altra, garantendo, quindi, una certa e lunga continuità di fornitura. Un elemento, questo, molto positivo per l’agricoltura, la quale non è o non sarà più costretta alla coltivazione di un esagerato numero di piante, con vantaggio per il coltivatore.
Di tali importantissimi argomenti, si è trattato nella Sala Rossa della Provincia di Verona, il 13 novembre scorso, alla presenza del presidente Giovanni Miozzi, dell’assessore all’agricoltura, Luigi Frigotto, e del direttore del Mercato Cerasicolo di Montecchia di Crosara, Verona, Antonio Stoppele. Hanno illustrato il tutto il prof. Stefano Lugli, responsabile del Programma “miglioramento genetico del ciliegio”, e il prof. Piero Augusto Nasuelli, direttore dell’Azienda agraria dell’Università di Bologna. Ambedue gli studiosi e docenti, oltre avere offerto dettagli importantissimi in fatto di coltura del ciliegio in Italia – molto diffusa soprattutto in Puglia, Romagna e Veneto – hanno reso noto i dati relativi alle scelte eseguite da circa 3000 cittadini di Bari, Bologna e Verona, nel maggio scorso (2013), assaggiando diverse varietà di rossa drupa e depositando nell’urna il risultato della prova sulla ciliegie testate, delle quali non conoscevano la rispettiva varietà. Il risultato – sorprendente per il numero dei partecipanti al test sulla “ciliegia ideale” – doveva dare e ha dato quelle indicazioni, che gli iniziatori-ricercatori si attendevano. I giudizi sono stati espressi sulle tre varietà poste a confronto, Sweet Aryana, Sweet Lorenz e Sweet Gabriel, cui s’aggiungevano le Burlat, Giorgia e Mora di Cazzano. Le varietà “Sweet” – derivanti dal ventennale progetto di ricerca “30 e lode” del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna, condotto, appunto, da Stefano Lugli, che ha elaborato alcune vecchie varietà autoctone, i Duroni neri di Vignola, con varietà americane – hanno ottenuto percentuali di “alto gradimento” intorno all’80%. Da ricordare, tuttavia, che fra le “Sweet” contano anche la “Valina” e la “Saretta”, che, con le altre, costituiscono, per la loro alta qualità e tempi di maturazione diversi, marchi UE registrati. Tutte sono dotate di elementi di tracciabilità e possono essere moltiplicate solo in base ad apposite licenze. Attualmente, solo 5 aziende vivaistiche hanno ottenuto i diritti esclusivi di moltiplicazione delle piante in parola.
Un grande contributo della ricerca, quindi, in direzione della massima qualità, la quale è base essenziale per una positiva diffusione del prodotto, soprattutto a favore dell’economia agricola, sempre meritevole del massimo supporto.

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