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Sua eccellenza “Austria”. Ne parla il Financial Times. Andiamo a Vienna e copiamo le sue iniziative migliori.

di admin
Molte volte, ci si chiede perché altri Paesi europei navighino in situazioni economico-sociali più floride del nostro e come l’Italia possa uscire dalla difficile situazione di bilancio e dell’economia, in cui essa si trova, e non da oggi.

Ogni giorno, si assiste a discussioni ed a polemiche politiche senza fine, si sente parlare di sempre maggiore pressione fiscale, di diminuzione della produzione, di impoverimento del ceto medio e dei più poveri, per non dire di chi sta peggio, ma poco in fatto di speranze d’una riduzione sostanziale del debito pubblico, di sollievo fiscale alle aziende e, quindi, d’un freno all’invadente, pesante ed umiliante disoccupazione. Non si riesce a capire quando lo Stato possa dirsi definitivamente sazio di quanto incassa, nonostante l’assiduo studio e l’introduzione di nuove imposte e l’effettivamente attiva lotta all’evasione fiscale. Si festeggia, ogni anno, la “Giornata del Risparmio”. Esso viene tanto reclamizzato e additato come utile – e tale, in effetti, lo sarebbe – mentre non si sa, se tale reclamizzazione venga fatta, perché convinti che risparmiare sia il meglio che il cittadino possa realizzare per sé, per la famiglia e per lo Stato stesso, o, se perché si pensi che sia dovere del cittadino di creare “risparmiato”, onde lo Stato abbia una base sempre più ampia, sulla quale imporre nuova tassazione, a salvataggio dell’attuale catastrofica situazione. Fatto sta che ci impoveriscono un debito pubblico enorme (al 133,3% del Pil) con i suoi interessi enormi, e una pressione fiscale che, in Europa, nessuno pensa di invidiarci, frutto ambedue di politiche economico-finanziarie super errate del passato, spesa pubblica per prima, che, all’estero, facevano paura allora – e lo dicevano! – e fanno più paura, oggi. E’ anche vero che siamo al quinto anno d’una tremenda crisi, ma è altrettanto vero anche che i mali, che ci indeboliscono sempre più, sono, di massima, di derivazione strettamente nostrana.
Il Financial Times del 31 ottobre 2013, sembra volere suggerire al lettore alcune considerazioni su come una certa positiva politica economica vada condotta, presentando, in parte dell’allegato FT Special Report, dedicato all’Austria, l’esempio di come nel vicino Paese le cose vadano ottimamente e di dove il livello di vita, fra i Paesi dell’Unione Europea, sia inferiore solo a quello del Lussemburgo. Si vede che andare bene si può… Conosciamo l’Austria per inveterato contatto diretto ma, qualche dato, ora proposto dall’autorevole Foglio economico-finanziario inglese, ci offre ulteriore motivo per apprezzare Vienna. Certo, anche l’Austria avrà i suoi problemi ed i suoi critici interni – qualsiasi cittadino chiede di più ed imposte in meno anche al migliore Stato del mondo – ma basta soffermarci solo su qualche dato viennese, pur riconoscendo che il vicino Paese ha 8.400.000 abitanti, mentre l’Italia ne ha 61.920.000, per comprendere che qualcosa di buono potremmo andare a copiare… Fra le righe di Report si legge, infatti, – che l’Austria, abbiamo già accennato alla cosa e andiamo all’essenziale, quanto a livello di vita nell’Unione Europea, viene subito dopo il Lussemburgo, con un salario medio lordo di 29.600€ l’anno, n.d.r.; – che il debito pubblico di Vienna non supera il 74,2% dei 300 miliardi di Pil, essendo, così, il debito inferiore a quello tedesco (80,4%); – che la disoccupazione si ferma al 4,8%, ossia, essa è di un 0,8% minore di quella di Berlino; – che l’aliquota IVA non supera il 20% (noi, con salari molto più bassi, siamo al 22%), e – che, per il 2014 si attende, in Austria, una crescita dell’1,8%, sebbene necessariamente legata all’evoluzione economica futura di Stati Uniti ed Unione Europea e, dunque, all’export in tali continenti. Il quadro austriaco, dunque, invita a riflettere ed a vedere se noi non possiamo fare meglio. Se, in tale Paese amico, le cose vanno benone, perché non si possono fare andare benone le stesse anche da noi? Perché non ci rechiamo in Austria o in altri Paesi dai conti in ordine e dall’economia in positiva evoluzione, per osservare, convincendoci de visu, e “copiare”, “copiare”, almeno qualche legge, applicandola tale e quale da noi, a favore dell’economia in generale e, quindi, dei concittadini privi di lavoro, ponendo un freno incisivo alla spesa pubblica e al debito pubblico, in costante e pericolosa crescita? Quanto alle voci sulle “rendite”, non bastano il pesantissimo 20% sulle giacenze in conto corrente e nei libretti, che colpisce i ricchi, ma soprattutto i meno informati ed i poverissimi; il 12,50% sui Bot, che rende, fra l’altro, più caro l’esborso in interessi allo Stato; il 20% sui dividendi, spesso, quasi nulli; la recentissima e durissima imposta sui depositi-titoli in amministrazione…, vere e proprie imposte patrimoniali…? Costituiscono esse incentivo al risparmio e tutela dello stesso? Non bastano le imposte sulla casa? Aumentiamo ancora le relative aliquote o inventiamo nuove imposte e i risparmiatori spariranno…

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