Considerazioni sul Veneto all’interno dell’Italia
di adminIl Pil nel secondo trimestre 2013 è diminuito del 2% rispetto al secondo trimestre 2012 e di conseguenza viene rilevato un minor gettito iva.
Incredibilmente nonostante la drammatica crisi le entrate fiscali italiane complessive nel primo semestre del 2013 sono aumentate di 9 miliardi ossia del 5.15% rispetto al primo semestre 2012.
L’insostenibile peso fiscale lo possiamo immaginare in gran parte a carico della parte produttiva del Paese già duramente colpita dalla crisi economica.
Il dato è molto più preoccupante di quello che può apparire a prima vista perché l’aumento del gettito avviene in un contesto in cui le fabbriche stanno chiudendo e quindi a sostenere il maggior gettito sono sempre meno aziende.
La componente del Pil che riguarda i dipendenti pubblici non ha subito grosse variazioni quindi Il crollo delle vendite si è manifestato soprattutto nel Veneto perché a differenza delle altre realtà dell’Italia non ci sono sussidi da stipendi pubblici a sostegno dei consumi.
In sostanza la crisi si manifesta soprattutto nel Veneto.
Per il Veneto è assolutamente vitale che almeno la metà delle tasse attuali che colpiscono lo stipendio rimangano al lavoratore non solo per permettergli di arrivare a fine mese (e forse di rimanere a casa sua nel Veneto) ma anche per rilanciare i consumi locali. Però se consideriamo che la spesa pensionistica italiana è destinata ad aumentare e non ci sono giovani che lavorano per garantirne i pagamenti ne consegue che lo Stato italiano non può abbassare le tasse sul lavoro per questo motivo per il Veneto non c’è soluzione.
Per capire l’insostenibilità delle pensioni italiane è sufficiente dividere la spesa pensionistica annua di circa 260 miliardi sul totale dei lavoratori (nel senso più ampio che comprende dipendenti artigiani e commercianti) che si aggirano sui 20 milioni di unità.
Con questi dati ogni lavoratore per garantire le pensioni dovrebbe contribuire mediamente per 13.000 euro annui. E’ evidente l’insostenibilità.
Il folle sistema pensionistico italiano al di là del cambio del nome (da retributivo a contributivo) continua a prevedere che chi lavora paga direttamente le pensioni attuali senza alcun accantonamento.
Questo è un sistema che oltre ad essere ingiusto perché spende subito quello che dovrebbe essere invece accantonato per garantire la pensione futura del contribuente è anche miope perché non considera che nel futuro ci saranno meno giovani che versano.
L’unico sistema possibile per garantire le pensioni future è abbassare in termini reali le pensioni attraverso magari l’introduzione di una moneta debole, ma questa soluzione non permetterebbe al pensionato di vivere nel Veneto dove il costo della vita è più caro.
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