Riuniti a Verona, nello scorso gennaio, i tecnici-curatori delle “fortezze” o “bastioni” d’Europa. Tema: come ridare vita agli stessi in base al progetto europeo “Forte Cultura”.
di adminPremessa la disponibilità dell’Unione Europea a finanziare, per quanto possibile, il restauro delle citate monumentali opere – Verona e provincia ne conta moltissime, fra veneziane ed austriache, in essa concentrandosi la maggior parte del patrimonio fortificato Veneto – la riunione europea veronese ha studiato progetti di recupero di fortificazioni abbandonate, trasformandole in risorsa senza uguali ed importante per il territorio, recuperando memoria ed identità – ha detto l’assessore provinciale Marco Ambrosini. Risorsa senza uguali, che, già inserita nell’ambiente, migliora la competitività di città e regioni, attraverso il forte richiamo turistico, che tali strutture, racchiudono in sé. Lo dimostra il grande consenso, che a Verona raccolgono le visite dettagliatamente guidate al Forte San Giorgio, a cura de tenace Maurizio D’Alessandro, e quelle alla sammicheliana “Porta Borsari” (1542-1557), con relativo percorso sotterraneo austriaco (anni Quaranta del 1800), volute da Giulio Segato, a suo tempo, presidente della Società di Mutuo Soccorso, con sede nella Porta stessa.
Coordinatrice del convegno veronese è stata Isabella Ganzarolli, mentre ha portato il suo alto contributo, fra gli altri, Hans-Rudolf Neumann, Berlino, coordinatore scientifico di ECCOFORT, Centro di Cooperazione Europea del Patrimonio Fortificato, office@eccofort.eu. Il “Progetto Forte Cultura” è il primo ad organizzare la cooperazione transnazionale nell’opera di valorizzazione del patrimonio fortificato, vera storia, presente abbondantemente in molti Stati, facenti parte dell’Unione Europea e risalente al periodo XV-XX secolo. Bastioni e forti europei sono costruzioni militari di grande pregio architettonico, create dall’Impero Austro-Ungarico, dall’Impero Russo, dal Regno di Prussia, dal Regno di Polonia e dal Regno di Baviera, nei territori di competenza o d’occupazione.
Si tratta, comunque, di grandi opere, testimonianza, purtroppo, di guerre e della necessità di difesa, talvolta, anche mai usate, ma, meritevoli di essere aperte al pubblico locale ed estero, perché raccolgono in sé un gradissimo insieme di elementi culturali, che vanno fatti conoscere e che, se dovutamente valorizzati, diventano certamente fonte di importanti flussi turistici, con beneficio, ovviamente, delle economie locali.
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