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La Privatizzazione delle Banche e la BCE ? Roba da cabaret se non fosse troppo serio il momento!

di admin
In Italia anni fa scoppiò la privatizzazione delle banche e con la riforma Amato di oltre un decennio fa si studiò il sistema per rendere indipendenti le banche italiane che prima erano tutte sotto l'ombrello pubblico, per lo meno le principali, attraverso il sistema delle Fondazioni.

Poi il sistema fu irrobustito, contro l’influenza dei politici, con istruzioni di vigilanza emanate dalla Banca d’Italia, in particolare sotto la guida dell’attuale presidente della BCE, Draghi, che con una serie di parametri di patrimonio, doveva rendere la filosofia del credito italiano al pari di quello europeo. Furono introdotti i cosiddetti principi di Basilea I, II, III e (città in cui i banchieri europei si riunivano nei weekend per deliberare le loro amene strategie, spesso alla faccia dei popoli ). Oggi ci troviamo con i politici a determinare i vertici delle banche ne più ne meno di prima. Infatti, mentre prima le defatiganti trattative sugli equilibri politici dei vertici avvenivano entro le sedi dei partiti, oggi, tra chi per conto dei partiti occupa le istituzioni che nominano i vertici delle banche. Un paio di esempi potranno servire: Il Monte dei Paschi di Siena è controllato dalla Fondazione dell’omonima città, Unicredit ha tra i principali soci le tre Fondazioni di Torino , Treviso e Verona, ma a Verona, ad esempio, chi nomina i vertici della Fondazione? Ovviamente il Sindaco Tosi. Una serie di complicati equilibri poi stabilisce chi va dove e come, e le competenze contano davvero poco. Molti sono gli esempi in cui sono stati nominati alle varie governance dei vertici finanziari italiani gente che non ne sa niente di banca e soprattutto che non ha responsabilità patrimoniale dell’istituzione bancaria ( nel senso che i soldi che ballano non sono i suoi) , E spesso la frittata è fatta. In certi casi poi, aggiustamenti venuti dai parlamentari di varie istituzioni, hanno “aiutato” le Banche e le Fondazioni a completare quegli equilibri che direttamente, con i loro uomini, i partiti non riuscivano a controllare. Non vanno dimenticate poi le banche cooperative che sono effettivamente in mano ai privati, tanto le piccole quanto le grandi, ove però la regola del voto capitario invita l’interventismo della politica e determina spesso grandi inciuci se non addirittura reati ( ex popolare di Lodi ne fu in passato un esempio clamoroso) . Da tempo giace in parlamento una proposta di riforma di questo mondo ma essa non riesce mai a decollare.
Eppure sarebbe semplice, poche regole e fatte rispettare in primis dalla Banca d’Italia o dalla BCE, specie oggi che il sistema bancario ha avuto bisogno del salvataggio pubblico si può incidere. Le banche trattano soldi di altri per cui è fondamentale la fiducia che si acquisisce con un patrimonio responsabile e professionalità acquisita sul campo attraverso rotazioni e limiti di mandato negli incarichi. Responsabilità vuol dire ad es. che una banca può chiudere, professionalità vuol dire che incarichi praticamente a vita non ne dovrebbero esistere. Oggi in Italia secondo me manca sia la responsabilità, sia la professionalità. E’ un regime che però rappresenta una grande fetta dei poteri forti che da anni bloccano la ripresa in Italia.

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