Quotazione e salute dei Buoni del Tesoro. Elementi importanti per lo Stato, ma più ancora per l’economia e l’occupazione.
di adminTale differenza, oggi, 9 gennaio 2013, è del 2,80%. Esempio semplificato: se un Btp tedesco venisse emesso dal Tesoro di Berlino, oggi, al tasso dell’1%, un Btp italiano verrebbe acquistato solo se rendesse il 3,80%. E sarebbe un ottimo tasso per il Tesoro italiano. Tasso che, speriamo si ridimensioni ancora o, come minimo, rimanga tale.
La differenza fra l’1% tedesco ed il 3,80 italiano è, ripetiamo, lo “spread”. Un 2,80% in più che, particolarmente gli investitori stranieri – che detengono un 43% dei 1600 miliardi di Bot italiani in circolazione, e che costituiscono il noto e pesante “debito pubblico” – pretendono oggi a copertura di un’eventuale incapacità italiana di rimborsare i miliardi di Bot in scadenza – e ve ne sono ogni mese – e di pagare i relativi interessi, pari a circa 80 miliardi di euro l’anno. Denaro, questo, che lo Stato può ottenere solo con tagli alla spesa pubblica (il meglio da farsi), con nuove imposte – che però strozzerebbero e stanno strozzando l’economia del Paese – o con il collocamento di nuovi Bot…, che possono accrescere, però, ulteriormente il debito dello Stato, come abbiamo visto. Qualcuno sostiene che il debito pubblico non costituisce difficoltà, tuttavia, quando a uno Stato occorre denaro per il proprio funzionamento ed escludendo le misure citate, non gli resta che ricorrere a nuovi collocamenti, per incassare denaro fresco. Che, quale debito, ovviamente, va rimborsato con relativi interessi, cominciando da quello in scadenza. Collocamenti che, per avere successo, trattandosi di trovare acquirenti per miliardi e miliardi di euro, come dicevamo, devono proporre un tasso che attragga il possibile compratore. Anche se la cosa è comprensibilissima, tale tasso dovrà essere, quindi, alla luce di quanto detto – sappiamo di ripeterci – il più basso possibile per lo Stato collocante ed il più alto possibile per il sottoscrittore (banche, fondi d’investimento, ecc.).
Premesso quanto sopra, va rilevato che se la voce “spread” è sulla bocca di molti, essa non è ben compresa, con riferimento agli effetti che la stessa produce su vari segmenti dell’esistenza di un Paese, sia dal lato pubblico, che privato. Infatti, non va dimenticato che la vita finanziaria di uno Stato è strettamente legata alla positiva evoluzione economica del settore privato, con risvolti fortemente incisivi sul piano sociale. A pagare le imposte, infatti, anche per contenere l’entità del debito pubblico, lo si sa bene, sono le imprese, i dipendenti, i pensionati, le famiglie ed ognuno, che svolga un’attività: lo Stato deve fare attenzione a che tali importanti sezioni della società siano sempre in attivo, prima per il bene loro e, poi, solo poi, perché è da essi che lo Stato trae di che sostenersi.
Ebbene: il buon andamento dei Bot assume, in merito, massima importanza, che non può essere sottovalutata, o monitorata, come molti erroneamente pensano, solo a tutela di chi detiene investimenti in Bot (che, alla fine, è fatto positivo, perché la rendita relativa viene pure, in qualche modo, reinvestita), ma anche perché:
– lo Stato ha bisogno di poter emettere Bot, e vederseli comprati, per autofinanziarsi, almeno parzialmente (ma, il meno possibile), per il proprio funzionamento e per i servizi che deve fornire, non dimenticando che, oltre a questi, deve pagare, attraverso gli Istituti competenti, le pensioni…, quale doveroso riconoscimento a chi ha lavorato e versato imposte per una vita. Un buon andamento (quotazione) dei Bot, anche a tassi bassi, favorisce i collocamenti di nuovo debito;
– lo Stato deve fare in modo – con ottimale politica economico-finanziaria – che i tassi d’interesse sui Bot in collocamento siano ridotti al minimo, per non crearsi ulteriori carichi finanziari futuri;
– lo Stato deve collocare a interessi contenuti, anche perché dai relativi tassi dipendono quelli applicati sugli impieghi, ossia, sulle aperture di credito alle imprese o, per esempio, sui mutui a privati – tassi alti paralizzano le aziende e danneggiano le famiglie stesse… e, quindi, l’economia e il sociale;
– Lo Stato, in fine, deve tendere a emettere il meno possibile di debito pubblico, perché collocandolo assorbe liquidità, che potrebbe venire meglio investita nel privato – fattore essenziale per lo sviluppo – creando quella crescita, di cui abbiamo urgente bisogno. Crescita, che significa occupazione e ricchezza. In economia, tutto è strettamente concatenato. Ogni misura, che su di essa incida, dev’essere profondamente riflettuta.
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