Werther Toffoloni

di admin
Nato a Udine nel 1930, consegue la maturità artistica a Venezia, formandosi sotto gli influssi del Bauhaus e del funzionalismo organico di Alvar Aalto, e segue un percorso di ricerca capace di conciliare il codice estetico e funzionale con la realtà produttiva e culturale del Friuli.

Rientrato a Cormons, mette la sua creatività al servizio dell’industria della sedia che proprio allora – nel periodo della ricostruzione post bellica – vedeva l’industria del Manzanese impegnata ad affermarsi sul mercato estero. Verso la metà degli anni Cinquanta crea con Piero Palange lo Studio TiPi, dove la cultura del progetto si affianca all’attenzione per la nuova struttura della grafica pubblicitaria, della fotografia e della promozione.
Per Montina, lo Studio TiPi realizza la T 2, la 824 e la 799 che, insieme alla poltrona in vimini 527 creata per Gervasoni, vengono selezionate per la XII Triennale di Milano (1960): la “sedia contemporanea” si affaccia sullo scenario del “triangolo” e la rivoluzionaria grafica dello Studio TiPi che contraddistingue il catalogo dei Fratelli Montina del 1961 sancisce l’inizio di una nuova epoca.
Negli anni Sessanta si iscrive un altro capitolo fondamentale dell’attività di Werther Toffoloni: il suo impegno per la formazione e qualificazione della manodopera del territorio e la partecipazione in prima persona per ottenere, nei primi anni del decennio, l’insediamento a San Giovanni del Natisone di una sede staccata dell’Istituto Professionale di Stato di Cividale. Parallelamente, lo Studio TiPi funziona come anello di congiunzione tra la Milano del design e il Friuli della sedia e ha un ruolo importante sia come presenza in Lombardia, dove Piero Palange dal 1970 al 1974 cura la grafica della “Rassegna modi di abitare oggi” edita da Manlio Armellini, sia per la partecipazione alle iniziative promozionali dell’associazionismo locale e segnatamente del Gessef, di cui Palange e Toffoloni curano l’immagine nelle pubblicazioni e nell’allestimento degli stand.
Dal 1965 in poi l’attività di Toffoloni è intensissima: dalle realizzazioni per Germa, Potocco e Tonon, alle cucine per Morettuzzo, Mesaglio, Berloni; dalla lampade per Ibis ai vetri per Barbini, fino al programma Slim per Malo & Malobbia.
Gli anni Ottanta si aprono con il successo della Otto, un omaggio alla Wiener Secession segnalata al Compasso d’Oro del 1981, seguita dalla formidabile serie Uni (premio IBD 1982) e dalle tante sedie che negli anni Novanta ottengono otto premi Top Ten. Nel terzo millennio l’impegno prosegue con le forniture destinate al mercato contract Hospitality e con il successo del programma Toulouse insignito del premio For Innovation “NeoCon”, Chicago 2006.
Poco incline alle spiegazioni teoriche, Werther Toffoloni ricorda: il designer non deve essere solo un tecnico, ma neanche solo un poeta o un artista. Deve capire gli umori del mercato e rapportarsi al contesto produttivo applicando le sue conoscenze e la sua creatività. Più che parlare di design bisogna ragionare di industrial design, di design applicato all’azienda.

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