Il km zero e la filiera tutta veronese.

di admin
Convegno di Coldiretti Verona per fare il punto e delineare le prospettive della vendita diretta del produttore al consumatore.

31 mercati di cui 7 a Verona città (B.go Roma, B.go Venezia, S. Michele Extra, B.go Milano, B.go Trento, S. Lucia-Golosine, Montorio)
3000 circa  a mercato i consumatori che li frequentano, specie da venerdì a domenica 400 punti vendita aziendali di cui il 50% vende vino e olio e l’altro 50% salumi, ortofrutta, miele, riso, carne, latte fresco, marmellate.
76 le aziende agricole che fanno parte della rete nazionale di punti in vendita diretta dal produttore al consumatore (www.campagnamica.it)
Questi alcuni dati relativi ai mercati di Campagna Amica di Verona attivi dal 2009 e presentati oggi al convegno organizzato dall’Accademia dell’Agricoltura con Coldiretti Verona “Il km zero e la filiera tutta veronese” all’Accademia dell’Agricoltura. Per far parte dei mercati, i produttori agricoli, che fanno capo a Coldiretti e che aderiscono al Progetto Campagna Amica, hanno scelto di aderire a un regolamento disciplinare che prevede l’obbligo di vendita di prodotti propri e di stagione,  secondo standard di qualità e sicurezza elevati, che la vendita avvenga con un preciso controllo dei prezzi praticati, – 31% sui prezzi giornalieri rilevati dal sistema SMS consumatoriwww.smsconsumatori.it, e che l’associazione per la gestione del mercato controlli i requisiti di ciascun produttore. Con questi requisiti, i produttori possono utilizzare l’insegna “Mercato di Campagna Amica” e i consumatori trovare all’ingresso del mercato la tabella con i prezzi praticati.
“I mercati a kilometro zero – sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – consentono la vendita diretta dei prodotti senza intermediari con vantaggi per tutti. Accorciando la filiera, infatti, i consumatori possono acquistare prodotti freschi, maturati sulla pianta che fanno bene prima di tutto alla salute ma anche al portafoglio e i produttori, a loro volta, hanno maggiori ricavi. Ci guadagna anche l’ambiente con una diminuzione d’inquinamento per i minori spostamenti della merce”. “Con questo sistema – aggiunge il direttore – si dà maggiore rilievo alla storicità del prodotto e al suo legame con il territorio oltre ad alimentare l’indotto economico locale”.
Da una ricerca realizzata nel 2010 da Coldiretti su scala nazionale, ma che si adatta anche alla realtà locale, su 2355 interviste emerge l’identikit del consumatore medio del mercato a kilometro zero che è per il 62% donna e 38% uomo, di una fascia d’età che va tra i 35 e 54 anni, il 47% ha una scolarità media e uno stato socio economico medio, medio-alto. Dall’analisi è emerso che spende in media alla settimana 96 euro per prodotti alimentari e 26 euro al mercato di Campagna Amica. Acquista per lo più frutta e verdura, formaggi, salumi e insaccati. Le ragioni della spesa nei mercati sono legate alla volontà di mangiare solo cibi sani, raccogliere informazioni su ciò che si mangia e essere rassicurati su quello che si porta in tavola. Mangiare, dicono gli intervistati, è del resto un piacere. La soddisfazione dei consumatori dei mercati a kilometro zero è per il 75% alta.
Sul fronte dei produttori, su 100 intervistati, l’87% si dice soddisfatto dell’attività nei mercati, il 57% ha un aumento di fatturato del 20% e il 51% ha garanzia di un maggior smercio. L’effetto nella gestione delle risorse lavorative e per una parte le stesse risorse ma impiegate in modo diverso, per alcuni emerge la necessità di un potenziamento della forza lavorativa. Molto importante è stato ritenuto il contatto con il cliente e l’alta qualità dei prodotti offerti.
“I mercati di Campagna Amica sono la risposta all’esasperazione del mercato – afferma Filippo Moroni, responsabile del Servizio economico di Coldiretti Verona – a ogni stagione noi possiamo mangiare qualsiasi tipo di frutta o verdura coltivata in ogni parte del mondo. E’ il cosiddetto “controstagione” che rappresenta un danno per l’agricoltura appunto di stagione, definendone il prezzo. Il consumatore è attratto dalle novità in qualsiasi mese dell’anno ma rischia di non conoscere più il gusto del pomodoro di giugno maturato in pieno sole e non in serra con forzatura del ciclo produttivo”.
Il mercato esasperato della grande distribuzione vende prodotti di qualità medio bassa sullo scaffale e ha prezzi elevati perché i prodotti devono viaggiare anche per più giorni spesso su strada. Se i prezzi aumentano, di conseguenza calano i consumi.
“Dobbiamo diffondere la cultura della stagionalità – conclude Piccioni –  e ritornare ad apprezzare i sapori autentici e genuini, sapendo che in questo modo i cibi sono più sani e meno costosi. E’ importante che anche i produttori entrino in rete cosicché i consumatori abbiamo sempre maggiori garanzie”.
“Ringraziamo l’Accademia dell’Agricoltura per l’opportunità che ci ha dato – conclude Piccioni – invitandoci nella sua sede a relazionare la nostra esperienza ai suoi soci. E’ un attestato di stima che ci rende molto orgogliosi”.

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