Simone Lavarini: «Territorio, credito e relazioni: così affrontiamo l’incertezza»
di Matteo ScolariLe conseguenze economiche derivanti da uno scenario geopolitico internazionale complesso e instabile, si riflettono rapidamente anche a livello locale. Simone Lavarini, vice direttore generale di BCC Valpolicella Benaco Banca, evidenzia a Focus Verona Economia come inflazione, costo dell’energia e accesso al credito stiano ridefinendo il rapporto tra banca, imprese e famiglie, ribadendo il valore della prossimità e della consulenza.
Vice direttore, quanto incidono le tensioni geopolitiche sull’economia locale?
Viviamo in una fase di complessità permanente, che tocca diversi ambiti. Le dinamiche macroeconomiche arrivano rapidamente fino alle tasche di cittadini e imprese. Il blocco dello stretto di Hormuz ha limitato l’uscita di materie prime fondamentali come petrolio, gas e componenti per fertilizzanti, e questo si traduce velocemente in aumenti dei prezzi. Lo abbiamo già visto con la crisi ucraina: il passaggio da rincari energetici a inflazione è stato molto rapido.
Qual è il ruolo di una banca del territorio in questo contesto?
Il nostro compito è essere un punto di riferimento. Nonostante lo scenario complesso, i risultati della banca sono positivi e consolidano un percorso di crescita: nel 2025 abbiamo registrato un aumento della raccolta del 6,7% e dei finanziamenti vicino al 5%, dati superiori alle medie di mercato. Questo significa che famiglie e imprese continuano a darci fiducia.
Cosa significa concretamente essere “banca del territorio”?
Non è solo una definizione, è un obbligo statutario. Le banche di credito cooperativo devono destinare almeno il 95% dei finanziamenti a famiglie e imprese del territorio. Questo crea un legame diretto tra risparmio raccolto e sviluppo locale. In un contesto dove il credito arriva in modo disomogeneo, soprattutto alle microimprese, il nostro ruolo diventa ancora più importante, perché queste realtà rappresentano l’ossatura del sistema economico.
Qual è l’obiettivo dell’evento del 31 marzo presso la vostra sede dedicato agli incentivi per le imprese?
L’incontro nasce con la volontà di offrire un supporto concreto alle imprese in una fase complessa, aiutandole a orientarsi tra le opportunità previste dalla normativa, in particolare dalla finanziaria 2026. Attraverso l’intervento di uno specialista del gruppo bancario, verranno illustrate le principali agevolazioni disponibili e le modalità per accedervi. L’obiettivo è mettere gli imprenditori nelle condizioni di cogliere leve che, se non utilizzate, rischiano di trasformarsi in opportunità perse, favorendo così nuovi investimenti e lo sviluppo del territorio.
Negli ultimi anni è cambiato anche il modo di concedere credito. In che direzione?
Si è passati da una logica retrospettiva, basata sui bilanci, a una visione prospettica. Oggi le normative europee ci chiedono di valutare la sostenibilità futura dei progetti, quindi la capacità di generare reddito per ripagare i finanziamenti. Questo significa affiancare l’imprenditore, non solo finanziare.
Quanto incidono oggi i criteri ESG e le nuove normative?
Se affrontati correttamente, possono rappresentare un’opportunità. Aiutano a pianificare meglio, a dialogare con la banca e a migliorare i risultati degli investimenti. È chiaro che richiedono uno sforzo iniziale, ma nel lungo periodo portano benefici concreti.
Anche la tecnologia sta cambiando il settore bancario. Che impatto ha?
L’intelligenza artificiale e il machine learning sono già integrati nei modelli di valutazione, ad esempio nel credit scoring. Analizzano dati e comportamenti per prevenire situazioni di difficoltà. Questo permette decisioni più consapevoli e una gestione più efficiente del rischio, a beneficio di tutti.
In un mondo sempre più digitale, perché continuate a investire in filiali fisiche?
Perché crediamo che la relazione faccia la differenza. La tecnologia è fondamentale per automatizzare attività a basso valore aggiunto, ma nelle scelte importanti serve il confronto diretto. Le persone hanno bisogno di interlocutori competenti e presenti. I risultati della nuova filiale di Borgo Venezia lo dimostrano: anche nei grandi centri urbani c’è una forte domanda di banche radicate sul territorio.
Quanto conta la formazione, soprattutto per i giovani?
È fondamentale. In Italia il livello di educazione finanziaria è ancora limitato. Per questo organizziamo – anche con il Gruppo Iccrea di cui facciamo parte – iniziative nelle scuole e percorsi dedicati ai giovani, che rappresentano il futuro della nostra base sociale. Nel 2025 abbiamo registrato una crescita del 15% dei soci, con una quota significativa di under 30.
Qual è il messaggio finale in questo momento di incertezza?
Anche in un contesto complesso è fondamentale avere punti di riferimento solidi. Le banche del territorio possono offrire competenze, strumenti e vicinanza. L’obiettivo è aiutare famiglie e imprese a prendere decisioni consapevoli, mantenendo fiducia e visione anche in un “mare agitato”.
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