Mercati finanziari 2025: rendimenti reali sotto le attese, dollaro debole e incognita USA nel 2026
di Matteo ScolariIl 2025 si chiude con un bilancio dei mercati finanziari decisamente più sfumato rispetto a quanto raccontato da molti report di fine anno. È quanto emerge dall’ultimo CFO News di dicembre, curato dall’Ufficio Studi di CFO Solutions, che analizza in modo critico le performance delle principali asset class, il posizionamento dei modelli proprietari e i possibili scenari per il 2026. Il dato centrale è chiaro: per un investitore europeo, e in particolare per chi ragiona in euro, i risultati del 2025 appaiono molto meno eclatanti se si considera l’effetto cambio e il reale contributo delle diverse componenti di portafoglio.
L’azionario mondiale archivia l’anno con un +7,2%, un risultato certamente positivo ma distante dalle performance a doppia cifra spesso enfatizzate, mentre il resto delle asset class mostra un quadro decisamente più debole. La liquidità (+2,5%) fa meglio delle materie prime (+2,1%) e supera nettamente obbligazioni corporate (-2,8%), governative (-5,8%), hedge fund (-5,5%) e immobiliare, che chiude con un pesante -10,4%. Una fotografia che mette in discussione la solidità dei portafogli bilanciati tradizionali e rafforza il messaggio chiave del report: i mercati sono una cosa, il portafoglio è un’altra, soprattutto quando la valuta di denominazione incide in modo rilevante sul risultato finale.

Il documento evidenzia come nel 2025 un portafoglio bilanciato abbia registrato rendimenti compresi tra +7,12% e -4,5%, con un paradosso significativo: le soluzioni più prudenti, con un’esposizione azionaria inferiore al 40%, hanno spesso prodotto risultati negativi. Le performance migliori sono state possibili solo grazie a scelte tattiche mirate su settori e aree geografiche oppure all’utilizzo di commodities, in particolare l’oro, sostenuto dal perdurare di elevati livelli di incertezza geopolitica ed economica.
In questo contesto si inserisce il posizionamento dei modelli proprietari di CFO Solutions, che restano prevalentemente neutrali sull’azionario globale, europeo e statunitense, con un orientamento più prudente sulle scadenze obbligazionarie lunghe e su alcune aree delle commodities. Tra i temi settoriali, l’analisi segnala un atteggiamento cauto su comparti come intelligenza artificiale, mobilità elettrica e ageing, mentre emergono valutazioni più critiche su video gaming, cyber security e blockchain. Sul fronte valutario, l’attenzione è rivolta agli effetti di un dollaro debole e alla distinzione, spesso sottovalutata, tra valuta del mercato e valuta del portafoglio.

Lo sguardo del report si proietta poi sul 2026, con un focus specifico sulle elezioni di mid term negli Stati Uniti. Storicamente, le elezioni di metà mandato premiano il partito di opposizione con un guadagno medio di 26 seggi; oggi i repubblicani hanno alla Camera un vantaggio di soli 7 seggi, uno scenario che aumenta sensibilmente l’incertezza politica. A questo si aggiunge il crollo dell’indice di apprezzamento di Donald Trump, passato in un anno da +12 a -14, e un dato statistico rilevante per gli investitori: il secondo anno di mandato presidenziale presenta per la Borsa USA una probabilità di chiusura in perdita del 47%, contro il 19% degli altri anni.
Secondo Andrea Giovannetti, Presidente di CFO Solutions, «i rischi per Trump aumentano notevolmente e questo potrebbe tradursi nei prossimi mesi in un incremento della volatilità, sia per la possibilità che alcune decisioni vengano cancellate dal Congresso, sia per le tensioni istituzionali già dichiarate». Uno scenario che impone agli investitori un approccio sempre più selettivo e consapevole, in cui la gestione del rischio valutario, la diversificazione reale e la flessibilità tattica tornano ad essere elementi centrali nelle scelte di portafoglio.

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