Coldiretti Verona: «Mercosur? Protesteremo a Strasburgo»
di Giorgia PretiMai come oggi l’agricoltura è stata al centro del dibattito internazionale, a dimostrazione del ruolo centrale e strategico che il comparto ricopre nelle dinamiche socio-economiche globali. Le imprese veronesi continuano a dimostrare una straordinaria capacità di adattamento, riuscendo a performare bene nonostante il contesto socio economico sia reso particolarmente instabile da crisi energetiche, turbolenze geopolitiche e costi di produzione sempre più onerosi.
«Coldiretti Verona ha inteso fare chiarezza sui numeri del settore agricolo scaligero per fornire un quadro il più possibile corrispondente alla realtà. Ne è emerso che le aziende del nostro territorio si dimostrano solide nonostante le innumerevoli sfide che devono affrontare ogni giorno -. Così ha esordito il Direttore dell’Organizzazione agricola veronese, Massimo Albano, durante la presentazione dell’annata agraria 2025 che si è tenuta questa mattina nella sede di Viale del Lavoro – Purtroppo Verona si colloca al sesto posto a livello nazionale per il consumo di suolo a discapito di terreni che un tempo erano destinati per lo più all’agricoltura, pensiamo per esempio alla coltura del pero per la quale la nostra provincia era leader ma che sta scomparendo».
Albano era affiancato dal presidente Alex Vantini e dai responsabili dell’area economica della Federazione Giuseppe De Paoli e Giorgio Girardi che hanno delineato il profilo di un territorio che non solo resiste, ma continua a mantenersi ai vertici della produzione nazionale e regionale.
Nonostante il 66 percento della superficie dedicata alle produzioni (che in totale è di 170mila ettari) sia dedicato prevalentemente alla coltivazione di estensive (cereali, colture industriali e foraggere), Verona si riafferma come capitale indiscussa dell’ortofrutta il cui valore produttivo nel 2025 è stato pari a 322 milioni di euro, se si considerano le principali colture cui la nostra provincia si colloca sul gradino più alto del podio in Veneto: mela, pesca, nettarina, actinidia, ciliegia, patata, radicchio, melone e asparago.
Il dato pressoché positivo non deve però indurre a facili entusiasmi dato che il settore si trova a fronteggiare sfide sempre più complicate, come la presenza ormai costante di specie aliene sempre più aggressive in grado di azzerare interi raccolti e il cambiamento climatico, che non è più un’emergenza passeggera bensì un dato di fatto strutturale e irreversibile. Si pensi per esempio ai danni provocati dalla tromba d’aria del primo settembre. «L’instabilità meteorologica e le nuove insidie portate dagli insetti nocivi – ha spiegato Giorgio Girardi, responsabile del Settore ortofrutta – richiedono un cambio di passo da parte dei coltivatori. La difesa delle colture e del reddito oggi passa necessariamente attraverso metodi di coltivazione innovativi e una gestione del rischio che tenga conto delle reali esigenze delle aziende».
Al momento è in corso la richiesta di riconoscimento dell’igp da parte del Ministero per le “Ciliegie delle Colline Veronesi”, mentre la Mela di Verona è già in commercio con il marchio territoriale riconosciuto due anni fa e che si è rivelato fondamentale per una promozione più efficace di un prodotto già molto apprezzato dal mercato anche estero.
Accanto alle produzioni in campo, in territorio veronese resta centrale la zootecnia con il settore lattiero caseario ancora troppo in balia dei mercati nonostante il 2025 abbia visto quotazioni abbastanza soddisfacenti per il latte spot.
«La vigilanza sanitaria negli allevamenti in cui le nostre aziende sono diventate un esempio virtuoso a livello nazionale – è intervenuto Giuseppe De Paoli, referente per il settore – si è rivelata indispensabile per salvaguardare la loro attività e la loro stessa sopravvivenza come nei casi di aviaria, ma anche contro le minacce di Afta epizootica e di Dermatite nodulare che hanno allertato non poco i nostri allevatori che però stanno investendo moltissimo in biosicurezza e benessere animale, trasformando le stalle in veri e propri laboratori di innovazione».
Dopo diversi anni di trend positivi, il 2025 ha visto anche una flessione nel mercato del vino dovuto alle incertezze legate ai dazi Usa e ai cambiamenti nei consumi: uno stallo che fa impensierire i viticoltori ma che allo stesso tempo spinge verso nuove frontiere sia geografiche che produttive, con la ricerca di vini più vicini alle richieste del mercato.
«Gli imprenditori – spiega il presidente Alex Vantini – sono impegnati su ogni fronte per garantire la salvaguardia del territorio e la massima salubrità del cibo, ma ancora oggi devono fare i conti con un’infinità di problemi come i costi di produzione sempre più alti, o la presenza importante di selvatici che spesso rendono il nostro lavoro vano, oltre che pericoloso come nel caso di nutrie e cinghiali. Il mondo agricolo – continua Vantini – necessita di un piano d’azione di lungo respiro, capace di dare stabilità a un settore che resta il pilastro della sovranità alimentare nazionale. Per questo siamo estremamente soddisfatti del rinforzo della Pac annunciato la settimana scorsa e che riconosce il ruolo strategico del nostro settore».
“Ciò nonostante – conclude Vantini – per sostenere questo sforzo, Coldiretti chiede garanzie concrete sul fronte politico ed economico: servono regole commerciali internazionali basate sulla reciprocità affinché i prodotti esteri rispettino gli stessi standard di qualità e sicurezza imposti a noi agricoltori italiani ed europei che possono contare su un numero sempre più risicato di molecole. Pensiamo alla concorrenza sleale subita da colture come il riso e i cereali in genere. Per questo Coldiretti prosegue nelle sue azioni di mobilitazione nazionale per esprimere la totale contrarietà verso accordi di scambio commerciale internazionale come il Mercosur che non garantiscono nessuna equità tra i produttori europei e quelli di altri paesi dove vigono regole ben diverse in termini di sicurezza alimentare e giustizia sociale».
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