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Epifania 2026, la Befana resiste ma con spese contenute: calza per due italiani su tre

di Matteo Scolari
Secondo l’indagine Ipsos per Confesercenti, la tradizione tiene soprattutto nel Centro-Sud. Spesa media di 64 euro, ma prevalgono piccoli acquisti: un passaggio chiave anche per i negozi di vicinato

La Befana continua a essere un appuntamento sentito dalle famiglie italiane, ma con un profilo sempre più misurato e prudente sul fronte dei consumi. Per l’Epifania 2026, il 66% degli italiani prevede di celebrare la ricorrenza facendo trovare ai bambini un dono sotto forma di calza, mentre il 34% non farà regali. Un dato che conferma la tenuta della tradizione, seppur in un contesto di maggiore attenzione alla spesa, come emerge dal consueto sondaggio condotto da Ipsos per Confesercenti sui consumi delle festività invernali.

La diffusione della Befana resta però fortemente differenziata a livello territoriale. Nel Centro e nel Mezzogiorno la quota di chi prepara la calza sale rispettivamente al 71% e al 70%, contro il 61% del Nord, segnalando un radicamento culturale più marcato in queste aree. Un divario che racconta anche modalità diverse di vivere l’ultima festa del periodo natalizio, più legata alla dimensione comunitaria e familiare nel Centro-Sud.

Sul fronte della spesa, l’importo medio stimato si attesta a 64,05 euro, ma il dato più rappresentativo è la mediana, che si ferma a 40 euro, confermando come l’Epifania sia soprattutto una festa di piccoli pensieri. Si spende meno tra i 18 e i 34 anni, con una media di 42,69 euro e una mediana di 25 euro, mentre la fascia 35-65 anni mostra una maggiore disponibilità, con una media di 72,77 euro e una mediana di 50 euro. Anche in questo caso emergono differenze territoriali: il Mezzogiorno risulta l’area più generosa, con una spesa media di 75,65 euro, nettamente superiore al Nord (57,30 euro) e al Centro (circa 57 euro).

Acquisti natalizi.

Quando si sceglie di fare un regalo, la formula resta saldamente ancorata alla tradizione della calza. Riportando le risposte a 100 tra chi effettua un dono, il 94% opta per la calza, quota che sale addirittura al 97% tra i più giovani. Le alternative restano residuali e comunque orientate a soluzioni semplici e immediate: piccoli giocattoli, libri e albi illustrati, articoli di cartoleria, gadget, accessori, prodotti per la cura della persona, fino a qualche acquisto di tecnologia di base o materiali creativi.

«L’Epifania conferma un tratto che attraversa tutta la stagione delle feste: la voglia di non rinunciare ai momenti simbolici, ma con una spesa prudente e selettiva», commenta Confesercenti. «La calza funziona perché è flessibile: permette un regalo ‘su misura’, fatto di piccoli acquisti e attenzione alla qualità». Secondo l’associazione, non si tratta di un “secondo Natale”, ma dell’ultimo appuntamento delle festività, che premia acquisti rapidi, mirati e spesso realizzati sotto casa.

Un aspetto particolarmente rilevante anche per territori come Verona e il Veneto, dove la rete dei negozi di vicinato intercetta un consumo diffuso e capillare. «Per i negozi di prossimità è un passaggio importante perché si basa sulla fiducia nel punto vendita e sul radicamento nei territori», sottolinea Confesercenti, evidenziando come la Befana rappresenti ancora un’occasione concreta di sostegno al commercio locale, pur in un quadro generale di cautela nei consumi.

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