Marmomac, il cuore pulsante di un settore che deve guardare al futuro
di Matteo ScolariVerona è capitale mondiale della pietra naturale. Non è solo un primato fieristico: è la sintesi di una storia industriale che ha plasmato il territorio e ne ha fatto un punto di riferimento globale. Con oltre 1.400 espositori da 50 Paesi e 10 miliardi di fatturato rappresentato, Marmomac non è una fiera, è il mercato stesso del marmo. Per le imprese veronesi significa visibilità, connessioni internazionali e nuove opportunità di business, in un contesto sempre più competitivo.

Eppure, i segnali di fragilità non mancano. L’export, che rappresenta la spina dorsale del comparto, soffre le incertezze geopolitiche e i dazi, in particolare negli Stati Uniti, primo mercato per il marmo veronese. L’Europa, con la Germania in testa, ha vissuto una fase di rallentamento, mentre emergono competitor agguerriti dall’Asia e dal Medio Oriente. A ciò si aggiungono criticità interne: dalla fine dei bonus edilizi che hanno ridotto la domanda interna, al problema dello smaltimento degli sfridi, fino alla difficoltà cronica nel reperire manodopera specializzata.
Il settore, però, ha una carta che nessun altro può giocare: la combinazione tra tecnologia e artigianalità. Verona è il distretto dove le lavorazioni sono considerate le migliori al mondo. È qui che robot antropomorfi e software di ultima generazione dialogano con un saper fare tramandato da generazioni. Questo connubio è il vero valore aggiunto da difendere e promuovere.

Ma senza giovani il rischio è che il capitale di conoscenze si disperda. Occorre un patto tra imprese, istituzioni, scuole e sindacati per raccontare un settore che non è più fatto di polvere e fatica, ma di creatività, innovazione e sicurezza. La Scuola del Marmo di Sant’Ambrogio e i nuovi percorsi di alta formazione sono segnali incoraggianti, ma vanno sostenuti con decisione.
C’è poi la sfida ambientale. Il recente riconoscimento regionale degli sfridi come sottoprodotti apre la strada a un’economia circolare che può trasformare un costo in un’opportunità. È un passaggio storico che rafforza la sostenibilità di un comparto chiamato a rispondere alle nuove sensibilità del mercato e dei consumatori.

In questo scenario, Marmomac diventa molto più di un evento fieristico. È il luogo dove si misura la tenuta del settore, dove si definiscono le strategie, dove Verona mostra al mondo la sua capacità di essere non solo vetrina, ma motore di innovazione. È anche uno strumento di diplomazia economica, capace di attrarre buyer da 140 Paesi e di proiettare il distretto veronese al centro di relazioni internazionali decisive.
Il futuro del marmo passa da Verona. Ma non è scritto. Servono visione, coraggio e capacità di fare sistema. Marmomac è la piattaforma su cui costruire questo futuro: un futuro che deve essere sostenibile, inclusivo e competitivo, se vogliamo che la pietra naturale continui a essere non solo un simbolo del passato, ma una risorsa strategica per l’economia del domani.
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