Turismo a Verona, bene i numeri, ma preoccupa il fenomeno dell’overtourism
di Matteo ScolariL’Osservatorio Changes Unipol fotografa la doppia faccia del turismo in città: il 70% dei veronesi lo considera una risorsa per l’economia locale, ma oltre la metà percepisce l’overtourism estivo come una minaccia. Affitti brevi e mobilità i nodi più critici.
Il turismo resta un motore trainante per Verona, ma la gestione dei flussi turistici sempre più intensi in estate sta alimentando timori diffusi tra i cittadini. È quanto emerge da una nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata da Ipsos, che analizza luci e ombre del fenomeno nella città di Romeo e Giulietta.
Secondo l’indagine, l’82% dei veronesi vede il turismo come una grande opportunità per l’Italia e il 70% ritiene che lo sia anche per la dimensione locale, apprezzandone gli effetti in termini di occupazione, valorizzazione del patrimonio culturale e incremento delle entrate fiscali comunali.

Tuttavia, il fenomeno dell’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico, è percepito come un problema concreto dal 54% degli intervistati, soprattutto nei mesi estivi, quando la città è presa d’assalto da migliaia di visitatori. Solo il 20% dei cittadini considera questo fenomeno costante tutto l’anno, a conferma di un disagio che si concentra principalmente nei periodi di alta stagione.
Gli affitti brevi, in forte espansione per soddisfare la domanda turistica, rappresentano una delle principali criticità segnalate: 2 veronesi su 3 (67%) chiedono regole più rigide per arginare la diffusione di queste pratiche, che stanno contribuendo all’emergenza abitativa per studenti e lavoratori. Un dato che colloca Verona tra le città italiane più attente a questa problematica.
La questione degli affitti brevi è legata anche all’uso delle key box e dei sistemi di self check-in, su cui il Ministero dell’Interno ha introdotto una stretta a fine 2024: una misura che incontra il favore del 63% degli intervistati.
Tra le soluzioni indicate dai cittadini per contrastare l’overtourism, spicca il miglioramento delle infrastrutture urbane (36%), la creazione di servizi dedicati esclusivamente ai residenti (33%) e l’incremento dei servizi di mobilità pubblica (32%). C’è anche una crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale, con il 24% che auspica forme di turismo più sostenibile e il 23% che propone la pedonalizzazione del centro storico per ridurre l’impatto dei flussi turistici.
Se da un lato il turismo viene riconosciuto come fonte preziosa di ricchezza – per il 47% dei veronesi rappresenta un importante contributo economico diretto e per il **44% un volano occupazionale – dall’altro lato emergono criticità come l’aumento dei rifiuti (42%), il sovraffollamento degli spazi pubblici (38%) e il caro-affitti (35%).
Curiosamente, rispetto ad altre città italiane, a Verona è molto meno sentito il timore di una perdita di identità culturale: solo il 2% degli intervistati esprime questa preoccupazione, mentre il 42% ritiene che il turismo contribuisca a preservare e promuovere le tradizioni locali, valorizzando l’immagine della città a livello internazionale.
Guardando al futuro, la popolazione scaligera mostra una visione pragmatica: il 58% prevede che i flussi turistici cresceranno ulteriormente a livello nazionale, mentre il 41% ritiene che l’aumento coinvolgerà anche la città di Verona. Un dato che conferma l’urgenza di politiche locali capaci di bilanciare sviluppo economico e qualità della vita, per evitare che l’overtourism comprometta la vivibilità urbana e l’attrattività turistica stessa.
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