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Crisi AMMANN: domani nuovo presidio di sindacati e lavoratori a Bussolengo

di Matteo Scolari
64 posti a rischio nello stabilimento veronese, l’azienda, secondo i sindacati, evita il confronto istituzionale. FIOM: «Si vuole delocalizzare in silenzio, distruggendo produzione e famiglie».

Cresce la tensione intorno alla vertenza AMMANN Italy di Bussolengo, dove la procedura di licenziamento collettivo avviata per 64 lavoratori rischia di segnare l’inizio dello smantellamento della presenza produttiva dell’azienda in provincia di Verona. La FIOM CGIL, unica organizzazione sindacale presente nello stabilimento, ha indetto un nuovo presidio martedì 27 maggio 2025 dalle ore 11 alle 12, davanti alla sede dell’azienda (dopo quello di venerdì 23 maggio) per chiedere l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale in Regione Veneto.

Secondo il sindacato, l’azienda continua a sottrarsi a ogni confronto formale, evitando la presenza dell’Unità di Crisi e delle istituzioni, tra cui la Regione Veneto, la Provincia di Verona e il governo italiano. Invece di presentarsi nelle sedi ufficiali, AMMANN preferisce organizzare incontri unilaterali in Confindustria, dove, denuncia la FIOM, vengono semplicemente ribadite decisioni già prese, senza possibilità di contraddittorio.

Martino Braccioforte, segretario generale FIOM Verona.

La situazione è drammatica. «Chiediamo l’immediato intervento politico della Regione e la convocazione urgente di un tavolo istituzionale da parte dell’assessora Mantovan per fermare questo processo di delocalizzazione selvaggia», ha dichiarato Martino Braccioforte, segretario generale FIOM Verona. «Questa multinazionale agisce in spregio delle regole e delle istituzioni. Con un obiettivo chiaro: aumentare i margini, chiudere i reparti produttivi e lasciare 64 famiglie senza lavoro, senza alcuna motivazione sensata».

Il sindacato accusa l’azienda di voler evitare il confronto pubblico per arrivare alla chiusura dei reparti di produzione e magazzino nel silenzio più totale, facendo scorrere rapidamente i termini legali per i licenziamenti. «Come può esistere uno stabilimento senza produzione e senza magazzino?» si chiede Braccioforte. «Chiudere significa iniziare a scavare la fossa per tutte le 157 persone impiegate oggi a Bussolengo».

Operai fuori dalla sede durante lo sciopero di venerdì 23 maggio.

Secondo la FIOM, AMMANN – gruppo multinazionale con base in Svizzera – non mostra alcun interesse per il futuro dello stabilimento, né per quello dei lavoratori. La proposta di sospendere o ritirare la procedura di licenziamento collettivo, avanzata ufficialmente dalla FIOM, è stata ignorata.

Braccioforte accusa anche un certo disinteresse mediatico e istituzionale nei confronti della vertenza: «Queste vicende sembrano non interessare più nessuno, forse perché vanno contro la narrativa dominante che racconta un’economia florida e un’occupazione in crescita. Ma nel settore metalmeccanico e sul nostro territorio, non è questo quello che stiamo vivendo».

Il presidio del 27 maggio è quindi anche un appello aperto alla stampa, alla cittadinanza e alle istituzioni per dare visibilità alla lotta dei lavoratori. «Noi continueremo a gridare e a farci sentire, anche se in pochi sembrano voler ascoltare. Questa non è solo una vertenza aziendale, ma una battaglia per la dignità del lavoro, per la giustizia sociale e per il futuro industriale del nostro territorio».

FIOM ribadisce la richiesta di una convocazione urgente da parte dell’Assessora Mantovan, con la speranza che la direzione aziendale non abbia il coraggio di rifiutare ancora una volta un confronto trasparente con le istituzioni e con i rappresentanti dei lavoratori. Il tempo stringe, e ogni giorno che passa rischia di avvicinare un epilogo drammatico per centinaia di persone.

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