Fieragricola, presidio shock di Agricoltori Italiani davanti all’ingresso della manifestazione
di Matteo ScolariUn manichino appeso alle forche di un trattore, sollevato a circa tre metri d’altezza all’ingresso di Veronafiere: è l’immagine forte scelta da una rappresentanza della sigla Agricoltori Italiani per manifestare, nella mattinata inaugurale di Fieragricola 2026, il profondo disagio che attraversa il comparto agricolo.
Una protesta dai toni civili e composti, ma dal messaggio netto, contro politiche europee e nazionali ritenute sempre più penalizzanti per la sopravvivenza delle aziende agricole.
«Siamo qui per manifestare il nostro dissenso – spiega Giorgio Bissoli – a partire dall’accordo Mercosur, che rischia di dare il colpo finale all’agricoltura, ma soprattutto perché da anni le aziende lavorano in perdita e continuano a chiudere. Non passa giorno senza che un’azienda agricola sia costretta a cessare l’attività».

Al centro della protesta non c’è la richiesta di nuovi aiuti pubblici. «Non vogliamo sussidi, non vogliamo la Pac – sottolinea Bissoli – chiediamo una cosa sola: che venga riconosciuto il costo di produzione».
Un divario che, secondo gli agricoltori, è evidente lungo tutta la filiera. «Il radicchio parte dal campo a 20 centesimi, mentre la grande distribuzione lo vende a oltre 2,30 euro. I cappucci della Bassa Veronese sono pagati agli agricoltori tra i 12 e i 15 centesimi, ma arrivano sugli scaffali a più di un euro. Lo stesso vale per il riso veronese di alta qualità, passato in un anno da oltre 100 euro a quintale a circa 45 euro, senza riuscire a trovare mercato».
Una situazione che alimenta frustrazione e rabbia, con responsabilità ben individuate. «La grande distribuzione e l’industria di trasformazione ci stanno uccidendo – accusa Bissoli –. Il Mercosur lo vogliono loro. E in Europa basta l’ultimo passaggio per rendere un prodotto “italiano”, anche se realizzato con regole e trattamenti che da noi sono vietati da decenni».
Secondo gli agricoltori, anche il sistema dei controlli è insufficiente: «Solo il 3% delle merci in ingresso viene controllato. Come si può garantire che rispettino le stesse norme che valgono per noi?».
Nel mirino anche alcune contraddizioni normative legate all’ambiente. «Per tre mesi siamo stati bloccati per l’inquinamento – prosegue Bissoli – e oggi, paradossalmente, con la pioggia possiamo spargere le deiezioni animali nei campi. Ci si concentra sullo sporco delle strade e non sull’inquinamento reale. È una vergogna».
A preoccupare agricoltori e allevatori è infine il crollo del prezzo del latte, che colpisce soprattutto piccoli e medi produttori. «Siamo passati da 60 centesimi al litro dell’anno scorso a meno di 50 centesimi. Il latte prodotto in eccesso viene pagato anche 20 centesimi e poi lavorato ed etichettato come latte italiano. Questo è il paradosso».
«L’agricoltura è stata abbandonata da tutti – conclude Bissoli – soprattutto dalla politica».
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