Vetrerie Riunite: la Regione Veneto chiede un piano industriale chiaro
di Matteo ScolariLa situazione dello stabilimento Vetrerie Riunite di Colognola ai Colli è stata al centro del tavolo di crisi convocato oggi dalla Regione Veneto. L’azienda, che impiega direttamente circa 300 lavoratori e 74 interinali, ha confermato la necessità di ridimensionare la capacità produttiva per garantire la sostenibilità economica, ma ha anche ribadito l’intenzione di proseguire l’attività e investire nel rilancio dello stabilimento.
L’incontro è stato presieduto dall’Assessore regionale al Lavoro Valeria Mantovan, affiancata dall’Unità di crisi aziendali e dalla Direzione lavoro regionale. Presenti anche i vertici aziendali di Vetrerie Riunite, assistiti da Confindustria Verona, e le organizzazioni sindacali Filctem CGIL e Ultec UIL, con i rappresentanti dei lavoratori.

«Condivido le preoccupazioni dei sindacati sul futuro di Vetrerie Riunite, una realtà storica del territorio – ha dichiarato Mantovan – e oggi abbiamo avuto la conferma della volontà aziendale di ridurre immediatamente la capacità produttiva. Tuttavia, l’azienda ha anche espresso l’intenzione di investire nell’ammodernamento e nell’automazione, con l’obiettivo di rilanciare lo stabilimento nel medio-lungo periodo».
L’Assessore ha chiesto all’azienda di mettere per iscritto queste intenzioni in un Piano industriale dettagliato, da condividere con le Parti prima di qualsiasi taglio. «Solo con un piano chiaro – ha aggiunto Mantovan – sarà possibile affrontare la situazione con maggiore trasparenza e individuare soluzioni il meno traumatiche possibile per i lavoratori coinvolti».
Per mercoledì 5 marzo è già stato fissato un nuovo incontro del tavolo regionale, durante il quale si continuerà a discutere delle misure necessarie per affrontare la crisi.
Il caso Borromini

Oltre alla questione di Vetrerie Riunite, Mantovan ha sollevato anche il tema dell’azienda Borromini, di cui Vetrerie Riunite è socio unico. L’Assessore ha chiesto all’azienda di riaprire il confronto sulla chiusura programmata, valutando alternative basate sulla reindustrializzazione e sugli strumenti di supporto regionali e statali.
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