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Avviato in Lessinia il “Progetto malghe”, per portare in quota l’acqua potabile

di Matteo Scolari
Presentato da Acque Veronesi, Ato Veronese e dai comuni di Bosco, Erbezzo e Sant'Anna il piano di lavori che entro il 2025 porterà l'acqua a circa 80 malghe sopra i 1700 metri.

Acque Veronesi lancia un progetto definito da più parti “epocale” per le aree montane della Lessinia: il Progetto Malghe, volto a portare l’acqua potabile direttamente nelle malghe, simbolo di tradizione e motore economico delle zone d’alta quota. La realizzazione di 21 chilometri di nuove condotte, nuovi serbatoi, impianti di rilancio e infrastrutture moderne rappresenta un investimento di 7,5 milioni di euro, quasi interamente finanziato dai fondi “Comuni di Confine” (7 milioni di euro), con un contributo aggiuntivo di 500 mila euro da parte della società presieduta da Roberto Mantovanelli e dall’Autorità di bacino (Ato) guidata da Bruno Fanton.

Roberto Mantovanelli a Castelberto assieme al sindaco di Erbezzo Alessio Leso.

«Portare l’acqua dell’acquedotto nelle zone montane è un passo fondamentale per migliorare la qualità della vita delle comunità locali, sostenendo lo sviluppo socioeconomico del territorio» ha dichiarato Mantovanelli. Grazie a questo progetto, le malghe di Bosco Chiesanuova, Erbezzo e Sant’Anna d’Alfaedo, insieme agli alti pascoli della Lessinia, potranno beneficiare di un approvvigionamento idrico sicuro e continuo, contribuendo alla crescita delle attività agricole e turistiche.

La zona interessata dall’intervento arriva fino a 1700 metri di altitudine e si estende al confine con il Trentino. Oltre ai 21 chilometri di nuove condotte in acciaio (diametro tra 80 e 150 mm), il progetto prevede la costruzione di nuovi serbatoi, impianti di rilancio e l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti, alimentate principalmente dal campo pozzi di Dolcè. Particolarmente sfidante sarà la realizzazione delle condotte in aree impervie, come il monte Tomba nel territorio di Bosco Chiesanuova, per cui si dovrà operare in condizioni difficili.

I primi scavi del cantiere.

Il progetto prevede una durata dei lavori di oltre un anno, con termine stimato entro la fine del 2025. Al completamento, saranno circa ottanta le malghe che potranno collegarsi alla nuova rete idrica, beneficiando di un’infrastruttura all’avanguardia, predisposta anche per il passaggio di dati e corrente elettrica.

«Finalmente, dopo un complesso iter burocratico, vediamo l’avvio dei cantieri di questo strategico progetto per il futuro degli Alti Pascoli della Lessinia. – commenta il sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo Raffaello Campostrini – La collaborazione tra Acque Veronesi e i nostri tre comuni, supportata dai Fondi “comuni di confine”, porterà l’acqua potabile alle malghe, sostenendo chi, con dedizione, continua la pratica dell’alpeggio»

Le autorità, i sindaci e gli amministratori locali intervenuti alla conferenza di presentazione.

Il sindaco di Bosco Chiesanuova, Claudio Melotti, ha ribadito l’importanza dell’iniziativa, considerandola fondamentale per lo sviluppo dell’area montana in chiave di accoglienza e turismo sostenibile: «Siamo di fronte a un impegno pubblico straordinario, frutto del lavoro mio e dei colleghi dei Comuni di Sant’Anna d’Alfaedo e di Erbezzo. Anche se stiamo infrastrutturando solo una parte delle malghe, questo progetto è un primo passo epocale per la valorizzazione della Lessinia».

Il rifugio Castelberto, ora servito da autobotti e acqua piovana.

Alessio Leso, sindaco di Erbezzo, ha evidenziato come l’opera sia essenziale per supportare lo sviluppo del territorio sia in termini di allevamento che di ricettività turistica: «Una linea idrica che attraversa i tre Comuni centrali dell’altopiano avrà un ruolo fondamentale per unire amministrazioni e interessi comuni. Ad Erbezzo sarà costruita una dorsale che percorre il territorio settentrionale, garantendo il potenziale allacciamento di numerose malghe».

«La nostra non è una vicinanza solo istituzionale questa volta, – ha concluso Bruno Fanton – presidente dei ATO Veronese – essendo co-finanziatori del progetto, anche se in minima parte, dimostra tutta la nostra attenzione e la nostra fiducia di un’opera a cui diamo immenso valore per le opportunità che potrà generare sul territorio della montagna veronese».

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