Usa, mercato luxury in difficoltà, ma non per i rossi italiani
di Matteo ScolariMentre il mercato del vino luxury negli Stati Uniti registra una contrazione generale del 7%, i vini rossi italiani di alta gamma riescono a crescere del 3%. Un risultato notevole, che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sui dati SipSource, presentata a Vinitaly.USA a Chicago il 20 e 21 ottobre. In particolare, i vini toscani dominano il segmento con un incremento del 13% delle vendite.

Secondo i dati, i rossi italiani di lusso – definiti come etichette con un prezzo di distribuzione superiore ai 50 dollari – rappresentano una piccola quota (2%) del volume complessivo delle vendite, ma generano il 14% del valore complessivo delle vendite di rossi italiani negli USA. Questa quota sale al 23% se si considerano anche i rossi super-premium (24-50 dollari), pur coprendo solo il 6% delle vendite a volume.

Lamberto Frescobaldi, Presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), ha sottolineato il ruolo cruciale del legame tra i brand vinicoli italiani e i consumatori americani: “L’Italia può contare sulla forza di brand territoriali iconici e sull’affezione che gli appassionati americani sviluppano durante i loro viaggi nel nostro Paese”. Il Brunello di Montalcino è il vino che traina maggiormente il segmento, con una quota del 32% sul mercato statunitense dei vini rossi di lusso. Al secondo posto troviamo il Barolo (16%), seguito da Bolgheri (11,5%) e Chianti Classico (2%).

Mentre i vini italiani crescono, la situazione è ben diversa per altre aree vinicole che hanno storicamente dominato il mercato luxury: Bordeaux registra un crollo del 37%, la Borgogna del 12%, e la Napa Valley del 24%.
A livello globale, nuove tendenze stanno emergendo, come evidenziato da Marzia Varvaglione (nella foto in alto), presidente di AGIV (Associazione Giovani Imprenditori Vitivinicoli Italiani), durante l’inaugurazione di Vinitaly.USA. Varvaglione ha sottolineato l’importanza di monitorare fenomeni come i vini “ready to drink” e quelli a basso o nullo contenuto alcolico, raccomandando ai produttori italiani di essere pronti ad abbracciare il cambiamento e comunicare il vino in modo inclusivo e innovativo.
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