Impresa femminile. Frasca: «La proposta di legge ha un cuore “gialloblu”»

di Matteo Scolari
Sulla necessità di dare una nuova definizione all'impresa femminile interviene Vincenza Frasca, veronese, tra le prime a sollevare la questione a livello europeo.

Lunedì scorso, 27 maggio, nella Sala Industria della Camera di Commercio di Verona, si è tenuto il convegno “Accendiamo l’imprenditoria femminile”. L’evento, organizzato da Confimi Apindustria Verona, Apidonne Confimi Verona e il Gruppo Donne Imprenditrici di Confimi Industria, ha avuto come tema centrale la proposta di legge unica per una definizione di impresa femminile. A guidare la discussione, Vincenza Frasca, presidente nazionale del Gruppo Confimi Industria, il cui impegno per questa causa parte da lontano e ad oggi ha trovato eco fino al Parlamento Europeo.

L’incontro in CCIAA di Verona.

Presidente Frasca, lei è stata una delle prime a lanciare l’idea di una nuova definizione di impresa femminile. Oggi c’è una rete attorno a questo tema e siamo qui per ribadirlo. Qual è il suo pensiero a riguardo?

Assolutamente sì. Infatti, il primo sassolino è stato lanciato da me. Ciò che mi riempie di orgoglio, soprattutto all’interno della nostra Camera di Commercio di Verona, è che tutto è nato proprio nella nostra città, grazie anche al supporto dell’Università di Verona e al Dipartimento di Scienze Giuridiche. Questo progetto, che ora ha respiro europeo, ha il cuore “gialloblu”.

Perché è così importante dare una nuova definizione al concetto di impresa femminile?

È fondamentale per evitare la concorrenza tra ordinamenti. Quando l’Europa mette a disposizione fondi per l’impresa femminile, senza una definizione chiara, ogni Stato membro può incamerare i fondi secondo la propria legge nazionale. Alcuni Stati non hanno nemmeno una normativa in tal senso. Una definizione comune a livello europeo ci permetterebbe di avere statistiche corrette sull’imprenditoria femminile e di posizionare il nostro Paese tra i primi posti. È anche una questione di trasparenza e di studio: invito i giovani a studiare per poter fare proposte valide e posizionare l’Italia dove merita.

Lei ha incontrato anche alcuni membri del Parlamento europeo in questi anni. A che punto è l’iter?

Con grande orgoglio posso dire che siamo stati il primo Paese in Europa a sollevare questa tematica. Stiamo tessendo relazioni profonde con le varie associazioni datoriali in Unione Europea e con i parlamentari della vecchia e della nuova legislatura. Vogliamo che questi politici, nuovi e confermati, prendano a cuore questa battaglia. Dobbiamo preparare una proposta di definizione che verrà poi discussa con tutti gli altri Stati membri.

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