“One 2024-2026”, Veronafiere presenta il suo nuovo Piano strategico

di Redazione
A fine periodo nel 2026, il Piano prevede cinque nuove rassegne in portafoglio, investimenti per oltre 30 milioni di euro in infrastrutture.

Veronafiere ha presentato nei giorni scorsi a dipendenti, collaboratori e sindacati ONE Veronafiere, il Piano strategico per lo sviluppo 2024-2026 del Gruppo. Obiettivo della pianificazione industriale della Spa fieristica: ridefinire le azioni in base alle criticità del contesto geopolitico e potenziare al contempo le opportunità di sviluppo sia sul mercato domestico che sui mercati internazionali in cui storicamente il Gruppo gioca un ruolo di primo piano per l’economia reale del Paese, delle piccole-medie imprese e delle filiere rappresentate dai propri prodotti.

«Già nel nome, ONE Veronafiere si pone come un piano che punta a riunire e mettere a sistema tutti gli asset industriali del Gruppo. La Fiera di Verona è diventata un vero e proprio brand di promozione del sistema Paese nel mercato globale e ha tra i suoi punti di forza il territorio in cui opera, sia riguardo le istituzioni che annovera tra la propria compagine societaria, sia in riferimento al settore imprenditoriale dalle cui esigenze sono nate e si sono sviluppate molte rassegne fieristiche di successo», afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere e membro del Board di UFI, l’associazione mondiale dell’industria fieristica.

Prerogativa unica della SpA di viale del Lavoro è quella di essere proprietaria del quartiere e di tutte le principali rassegne in portafoglio – ArtVerona, Enolitech, Fieracavalli, Fieragricola, Marmomac, ModelExpo, Oil&NonOil, Progetto Fuoco, Samoter, SOL, Vinitaly e altre ancora – di cui è anche organizzatrice diretta (prima in Italia in questo ambito e terza per superficie espositiva coperta), generando da esse più del 90% dei propri ricavi.

«Con il nuovo Piano strategico ci poniamo l’obiettivo di valorizzare sotto un’unica regia tutte le società del Gruppo, dagli allestimenti a quelle operanti all’estero, in modo da creare valore in termini di fatturato e di know-how di mercato riferito alle industry che presidiamo con le rassegne e gli eventi a marchio Veronafiere in Italia e nel mondo» spiega l’amministratore delegato del Gruppo, Maurizio Danese (al vertice anche di Aefi, l’associazione che rappresenta l’industria fieristica italiana di cui è presidente).

Piano Strategico 2024-2026

Sulla base degli asset distintivi di Veronafiere nel mercato fieristico internazionale sono state definite le linee di crescita del prossimo triennio (2024-2026), plasmate su un modello di business che ha nel fattore umano la chiave del proprio successo, e incardinate su quattro pilastri: crescita sostenibile del business nazionale; presenza internazionale strutturata; sviluppo di un’offerta di servizi e allestimenti completa e competitiva; utilizzo dei dati a supporto del business.

Pilastri supportati da altrettante azioni, funzionali al raggiungimento degli obiettivi: semplificazione dell’assetto societario per valorizzare le fabbriche di prodotto; nuovo assetto organizzativo e investimento sulle persone; investimenti tecnologici, infrastrutturali ed efficientamento operativo; modello di business guidato da tematiche ESG (Environmental, Social e Governance). Una scelta quest’ultima che premia la conduzione responsabile dell’impresa, prevedendo l’adozione di pratiche per la salvaguardia dell’ambiente e di politiche interne attente all’uguaglianza e all’inclusione di ciascun lavoratore.

Lo sviluppo internazionale, contemplato nel Piano e uno dei pilastri dello stesso, strategico per tutto il made in Italy e in particolare per il comparto fieristico, si concretizza per Veronafiere in due punti. Il primo, attraverso il presidio dei propri comparti di riferimento, tramite l’esportazione delle manifestazioni chiave del Gruppo sulle piazze più attrattive e con la presenza di collettive estere organizzate direttamente nelle geografie target. Il secondo, favorendo l’incoming di operatori, stakeholder e professionisti stranieri di alto profilo alle fiere in Italia: uno sforzo assiduo e “bidirezionale”, capace di garantire circolarità e respiro alle opportunità di business.

«Il percorso strutturale di internazionalizzazione intrapreso con Vinitaly rappresenta il punto di partenza – sottolinea l’amministratore delegato Maurizio Danese –, un’esperienza virtuosa avviata anche con Marmomac e che pensiamo si possa estendere ad altre rassegne di punta, come Fieracavalli, Fieragricola e Progetto Fuoco. Abbiamo in portafoglio un’offerta fieristica diversificata ed estremamente competitiva, come testimonia anche la presenza sempre più rilevante di espositori e visitatori internazionali in quartiere a Verona, e ora è il momento di spenderla sui mercati».

A fine periodo nel 2026, il Piano prevede cinque nuove rassegne in portafoglio, investimenti per oltre 30 milioni di euro in infrastrutture, un aumento di sei punti percentuali del margine lordo da gestione caratteristica (dal 41 al 47%), un fatturato di 151,8 milioni di euro (+40% sul 2023) e un Ebitda di 41 milioni (26,8% contro il 16,4% del 2023).

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