Cassa Padana, al voto il rinnovo delle cariche e un bilancio 2022 più che positivo

di admin
È tutto pronto per l'assemblea di Cassa Padana del 20 maggio al Gran Teatro Morato di Brescia, per approvare il bilancio 2022 e votare il rinnovo delle cariche.

Cassa Padana si prepara all’assemblea del 20 maggio al Gran Teatro Morato di Brescia (9.967 i  soci con diritto di voto), con un bilancio 2022 più che positivo. A partire dal risultato netto, pari a 14  milioni e 582mila euro, in crescita di oltre 12 milioni rispetto al 2021.  

Nel complesso, il 2022 ha visto una dinamica della raccolta che evidenzia generali valori di  crescita. Le masse amministrate per conto della clientela – costituite da raccolta diretta,  amministrata e risparmio gestito – ammontano a 3 miliardi 107 milioni di euro, evidenziando un  aumento di 88 milioni e 970 mila euro su base annua (pari a +2,95 per cento).

In crescita anche gli impieghi, che nel 2022 sono arrivati a 1 miliardo 498 milioni (+5,54 per cento).  In linea con l’esercizio 2021, sono sempre i mutui (+56 milioni di euro) a garantire l’apporto più  consistente allo sviluppo delle masse. 

È aumentato anche il numero dei clienti: al 31 dicembre 2022 erano 64.792. Così come quello dei  dipendenti: 411 contro i 402 nel 2021 divisi fra la sede principale di Leno e le 59 filiali distribuite su tre  regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e otto province (Brescia, Cremona, Mantova,  Verona, Rovigo, Ferrara, Parma, Reggio Emilia). 

L’assemblea di sabato 20 maggio, finalmente in presenza dopo tre anni, dovrà affrontare anche il  rinnovo delle cariche. 

«Ascoltare, capire e accompagnare le famiglie e le imprese: questo è il compito di una banca. E  noi ci dedichiamo a farlo molto bene».  

È soddisfatto Romano Bettinsoli. Imprenditore di Lodrino, 70 anni, già alla guida Bcc della  Valtrompia fino alla fusione del 2012 con Cassa Padana, Bettinsoli è presidente di quest’ultima dal  giugno 2020 e oggi punta sulla riconferma.  

Il bilancio 2022 dà ragione dell’impegno degli ultimi anni profuso dal consiglio di amministrazione,  dalla direzione generale e da tutti i dipendenti di Cassa Padana non solo per superare le  numerose crisi sociali ed economiche che si sono susseguite, ma anche per disegnare un nuovo  modello di banca del territorio. Una banca che sappia coniugare modernità e tradizione, che sia 

vicina a famiglie e imprese, e che al tempo stesso possa affrontare le sfide della finanza d’oggi  con flessibilità, ampiezza dell’offerta di servizi personalizzati ed elevata qualità. 

«In un paese come l’Italia – spiega Bettinsoli – fatto di un tessuto imprenditoriale costituito da tante  piccole e medie Imprese, la banca locale ha il compito di sostenere l’economia del territorio con  una simbiosi molto forte tra economia reale e attività che la banca può svolgere.  Questi ultimi anni sono stati un po’ complessi anche per le nuove normative europee che hanno  introdotto regole che complicano l’erogazione del credito, spesso costringendo gli istituti bancari  a basarsi solo su parametri numerici e su algoritmi. Cassa Padana ha voluto andare oltre questi  parametri. Lasciando emergere, in modo ancora più netto, l’importanza di mantenere un  rapporto forte con il territorio. Una relazione solida e continua. Un ascolto, appunto. Non solo delle  famiglie, ma anche delle attività produttive. Stiamo lavorando molto con le imprese con  l’obiettivo di dare loro un contributo ai processi di sviluppo e aiutarle a essere competitive nel  contesto globale in cui si muovono. Lo facciamo grazie a una rete di consulenze sempre più  innovative e variegate e a un supporto finanziario su misura».

«La chiave del successo della banca  4.0 è quella di saper coniugare l’innovazione digitale con la permanenza di un presidio fisico sul  territorio per erogare consulenza ad alto valore aggiunto e assistere la clientela nei momenti  cruciali della vita privata e professionale. Per Cassa Padana, con una marcia in più grazie ai valori  costitutivi del credito cooperativo: centralità della persona, impegno, autonomia, partecipazione,  promozione dello sviluppo locale. Ricordandoci ogni giorno che la centralità del socio costituisce  punto di partenza e punto di arrivo di qualsiasi politica di potenziamento della cooperazione di  credito».

«A sette anni dall’avvio della riforma del credito cooperativo – conclude il presidente – il nuovo  assetto partito nel 2019, con la creazione dei due gruppi bancari, ha permesso di rafforzare le  banche, consolidare il settore e sviluppare significativamente l’attività creditizia. Negli ultimi anni,  infatti, nonostante una fase storica di particolare turbolenza, abbiamo saputo adattarci e reagire  in maniera adeguata. Oserei direi che abbiamo rilanciato. Abbiamo gettato il cuore oltre  l’ostacolo. Il bello è che lo abbiamo fatto senza snaturarci. Anzi, rafforzando i nostri tratti distintivi,  quali la prossimità al territorio e il mutualismo, in un quadro di incremento di efficienza e di sempre  più adeguata patrimonializzazione».

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