Naspi 2023 e Partita IVA: Sono compatibili?

di admin
La gestione della Partita IVA di solito è consigliabile lasciarla nelle mani di professionisti, come sarebbe il caso di Xolo, una piattaforma che se ne occupa dalla stessa apertura, ma anche della gestione contabile e argomenti simili per liberi professionisti e in particolare ai liberi professionisti digitali di fascia alta, come possono essere degli scrittori,…
La gestione della Partita IVA di solito è consigliabile lasciarla nelle mani di professionisti, come sarebbe il caso di Xolo, una piattaforma che se ne occupa dalla stessa apertura, ma anche della gestione contabile e argomenti simili per liberi professionisti e in particolare ai liberi professionisti digitali di fascia alta, come possono essere degli scrittori, esperti di marketing, fotografi, ecc.
Ciascuno dei passaggi da compiere, partendo dalla corretta selezione del regime da scegliere o del codice ATECO, dovrebbe essere supervisionato da un professionista del settore e questo comprende anche l’ultimo passaggio in cui una persona può decidere di chiudere la propria Partita Iva per motivi diversi.
Dall’Osservatorio a cura del Ministero dell’Economia, dopo il boom del post-covid, c’è stata una battuta d’arresto nell’apertura delle partite Iva e non sono pochi quelli che già nel 2023 si chiedono se forse non è stata la scelta giusta, tenendo conto dell’attuale panorama economico in cui ci sono sempre più incognite e l’inflazione non smette di salire. Ed è qui che entra in gioco l’eterna domanda. Ma Naspi e Partita Iva sono compatibili tra loro? Cosa attende a chi ha una Partita Iva se decide di chiuderla?
Sono domande legittime che vanno fatte e alle quali va data una risposta precisa, prima ancora di decidere o meno se aprire una partita IVA, per essere a conoscenza di tutti i pro e i contro e, solo dopo, poter decidere. Ma prima di tutto occorre considerare brevemente il contesto di riferimento. Per questo andiamo a spiegare, sinteticamente, in cosa consiste l’indennità di disoccupazione Naspi e come si chiude la partita Iva.

Cosa è il Naspi

Non c’è da preoccuparsi se non si sa ancora nel dettaglio cosa sia la Naspi. All’inizio può sembrare tutto un po’ caotico, soprattutto quando si pensa a mettersi in proprio, per quello il consiglio iniziale è di contare su qualcuno che conosce il sistema e può dare supporto.
Per spiegarlo in modo semplice, la Naspi (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) fa riferimento a un’indennità di disoccupazione che, come spiega lo stesso Ministero del Lavoro sul proprio sito, è destinata ai soggetti che finiscono per trovarsi in uno stato di disoccupazione involontaria. Questo sussidio è inteso come un compenso per il tempo precedentemente lavorato e che permette di avere un po’ di tempo mentre si trova un altro lavoro.
Anche se la Naspi non è l’unica sovvenzione, è quella oggi più utilizzata. Tale prestazione viene corrisposta mensilmente per un determinato numero di settimane che vengono calcolate in relazione agli ultimi 4 anni di contributi. Direttamente corrisponde un sussidio pari alla metà delle settimane di questo periodo. Tutte le procedure relative a tale agevolazione vengono svolte tramite l’Inps, che sarà l’ente che valuterà se sussistono o meno i presupposti per beneficiarne.

Requisiti per presentare la domanda?

Come abbiamo accennato, è previsto un indennizzo per chi ha perso involontariamente il lavoro. Oltre a essere disoccupato, si deve aver contribuito per almeno 13 settimane nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.
Un aspetto importante da tenere in considerazione è che la richiesta Naspi non solo è pensata in caso di licenziamento, ma è anche contemplata quando il lavoratore ha rassegnato le dimissioni per giusta causa.
Nel caso di poter accedere alla Naspi, bisogna anche tenere presente che il soggetto in questione sarà obbligato a partecipare alle iniziative di attivazione lavorativa e al percorso di riqualificazione professionale perché l’obiettivo sarà sempre quello di aiutare il lavoratore a riqualificarsi per tornare nel mercato.

Naspi e Partita Iva

Tenendo conto di quanto detto finora, la risposta alla domanda iniziale sembra abbastanza ovvia. Tenendo conto che la Naspi è pensata come un sussidio di disoccupazione quando una persona perde involontariamente il lavoro (o è costretta a lasciarlo per giustificato motivo) possiamo dire di no, che in generale non è pensata per chi ha una Partita IVA.
Ovvero, poiché chi ha una Partita Iva non è considerato dipendente ma lavoratore autonomo o imprenditore, non rientra nella categoria corrispondente per poter richiedere l’indennità previdenziale quando si trova in situazione di disoccupazione.
Ma, e qui viene la parte interessante, questo non significa che a priori si debba pensare che per qualsiasi partita Iva non ci sia la possibilità di poter contare sull’indennità di disoccupazione. Per capire meglio questa parte che, in ogni caso, può creare un po’ di confusione, niente di meglio di un esempio. Immaginiamo che una persona con la sua partita IVA ancora non raggiunga i risultati attesi essendo un lavoratore autonomo e decida di avere un lavoro extra (per esempio, come part time) come dipendente. In questo caso, ancora in possesso della Partita Iva se perdessi il part time, avrebbe diritto all’indennità di disoccupazione.
Certo, con o senza Partita Iva, quello che va sempre ricordato è che si ha al massimo 68 giorni per poter richiedere la Naspi dal momento in cui il lavoro come lavoratore dipendente è finito. La richiesta va fatta all’istituto ufficiale (che è l’Inps) e sempre per via telematica.
Come sfumatura al fatto che avendo la Partita Iva si può accedere alla Naspi, vanno commentate due cose. Si può richiedere solo se:
  • Il reddito annuo non supera i 4.800 euro.
  • Tutte le dichiarazioni dei redditi sono state effettuate nei termini stabiliti.
Sebbene la procedura per richiedere la Naspi sia abbastanza semplice, bisogna tenere conto che bisogna prestare particolare attenzione ai dettagli. Per questo motivo è sempre consigliabile avere un professionista che possa supportarci e consigliarci, anche se si tratta di richiedere questo aiuto per un certo tempo.

Conosci l’ISCRO?

Infine, per chiudere questo capitolo sui diritti all’indennità di disoccupazione quando si è titolari di Partita Iva, ricordiamo l’ISCRO (l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa).
Questa indennità straordinaria destinata ai lavoratori autonomi è gestita separatamente dall’INPS ed entra in vigore nel momento in cui il titolare della Partita Iva può giustificare una significativa riduzione del reddito prodotto. L’ISCRO, infatti, rappresenta un avanzamento nel sistema universale di protezione sociale in cui si è voluto dare uno spazio anche ai lavoratori autonomi come una modalità in più di sostegno a chi decide di optare per questo percorso a livello lavorativo.
Secondo le indicazioni fornite dall’Inps stessa nel suo sito web, l’agevolazione ISCRO può essere richiesta e ottenuta una sola volta tra il 2021 e il 2023 e viene erogata per un massimo di sei mesi dal giorno successivo alla presentazione e all’approvazione della domanda.
Per quanto riguarda l’importo che ci si può aspettare da ISCRO, la quantità è molto facile da calcolare. Basta sapere che corrisponde al 25% dell’ultimo reddito da lavoro autonomo dichiarato e certificato dal fisco. L’ISCRO è incompatibile con la Naspi.

Chiusura della Partita Iva

Può darsi che, per motivi diversi, si giunga alla conclusione che la cosa migliore da fare è chiudere la Partita IVA. Si precisa a questo punto che, ai sensi del Decreto Legislativo n. 193/16 ad oggi non sono previste sanzioni se non viene comunicata la chiusura di una Partita IVA. Prima di questo decreto, chi era titolare di Partita Iva e non presentava la dichiarazione di recesso poteva incorrere in una sanzione da 516 euro a 2.000 euro.
Ma, se comunque si vuole fare il passo, quello che si deve fare è compilare il modello AA9/12 e presentarlo all’Agenzia delle Entrate entro i 30 giorni successivi alla cessazione dell’attività.
Tale modulo può essere presentato di persona presso gli uffici dell’AdE o per via telematica. In quest’ultimo caso deve intervenire il consulente commerciale, che sarà colui che, agendo da intermediario, potrà disporre la pratica.
Come punti chiave, ed è per questo anche che è sempre meglio affidarsi a un professionista, bisogna stare molto attenti a mettere nei campi corrispondenti il ​​codice dell’attività corrispondente nonché la data di chiusura della Partita Iva. Nel caso in cui il codice ATECO non sia chiaro, è sempre consultabile nel ‘cassetto fiscale’ del contribuente sul sito AdE. Sarà questo a chiarire l’attività e l’anno in cui la si vuole terminare, per questo è fondamentale.
Il modulo, una volta compilato in ogni sua parte, deve essere presentato per i contribuenti tenuti all’iscrizione all’Anagrafe Mercantile con un’unica comunicazione e per coloro che non sono tenuti a questa iscrizione, in duplice copia, personalmente o tramite persona delegata presso qualsiasi ufficio dell’AdE, indipendentemente dal domicilio fiscale del titolare.
Nel caso di possesso di una Partita IVA ma con regime forfettario, non si deve far altro che: chiudere la Partita Iva compilando il modulo che si trova nel sito di AdE, cessare nel caso la posizione alla CCIAA e chiudere la posizione previdenziale.
A ciò si aggiunge l’obbligo di disporre dei beni utilizzati nell’attività, optando per la vendita a terzi o la cessione di tali beni nell’ambito personale, in entrambi i casi con relativa fattura.
Come riassunto, abbiamo visto in quali casi si può applicare la Naspi o l’ISCRO a una Partita IVA, come procedere nel caso di volerla aprire, richiedere dei sussidi e, alla fine, scegliere di chiuderla se non si vede un’altra alternativa. Avere un team di professionisti che si occupa di queste problematiche può evitare più di un problema e tenendo conto che ci sono alcuni dettagli da conoscere, è sempre l’opzione più consigliabile se non si è esperti in materia.

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