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Non è un paese per giovani: il calo delle nascite diventa emergenza

di admin
Secondo Meritocrazia Italia su dati Istat, siamo difronte a un'emergenza demografica: dalle 12 alle 15mila nascite in meno negli ultimi due anni. Si tratta di un fenomeno già avviato da tempo. Potrebbe essere risolto con incentivi, maggiori tutele e attenzioni al welfare aziendale.

È di questi giorni l’allarme lanciato dall’Istat sul record di denatalità: 15mila nascite in meno nel 2020 e 12.500 nel 2021. Una vera e propria emergenza demografica, comune alle aree del Nord e a quelle del Sud.
In un Paese che vuole tornare a crescere non si può prescindere da adeguati investimenti sulle nuove generazioni, con politiche familiari integrate, ma soprattutto di visione e prospettiche.
L’evento emergenziale ha soltanto acuito un fenomeno già avviato da tempo, ma, rispetto al passato, oggi sembra essere venuta meno la speranza di vincere queste sfide in chiave collettiva, vivendo in forma più individualistica ed egoistica.
Le prospettive di un futuro incerto fanno aumentare l’arrendevolezza. Saper guardare al domani con fiducia è indispensabile per porre le basi a una nuova crescita.

In questa prospettiva, Meritocrazia Italia ritiene necessario:
– prestare maggiore attenzione alla conciliazione maternità-lavoro, con servizi per l’infanzia più flessibili e meno standardizzati, adattabili ai bisogni specifici, talora molto diversi tra loro;
– provvedere a una miglior tutela delle lavoratrici, affinché, intervenuta la maternità, l’azienda non smetta di investire sulle loro abilità e competenze;
– puntare su una family policy che promuova un modello di genitorialità partecipativa, coinvolgendo anche il padre, al quale vanno affidate le medesime opportunità di vivere la vicinanza ai figli;
– consentire l’adozione, soprattutto nelle piccole e medie imprese, di strumenti come smart working e part time quali opzione volontaria del lavoratore;
– favorire un salto di qualità culturale puntando sul welfare aziendale, perché il benessere del lavoratore non dipende solo dallo stipendio percepito ma soprattutto dalla qualità della vita lavorativa e del contesto in cui si svolge;
– promuovere una collaborazione tra pubblico e privato per sostenere l’istituzione famiglia con iniziative sia per i più piccoli (come gli asili di condominio), sia per la parte più anziana del nucleo familiare, la cui cura ricade comunque sui figli in età lavorativa.

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