Caro energia, molto più di un allarme. C’è un pericolo di morte
di adminI numeri sull’impennata dei costi dell’energia e del gas, in questi ultimi giorni, li abbiamo imparati a memoria. Citiamo quelli forniti dalla CGIA di Mestre che all’inizio di gennaio ha calcolato una stangata di 36 miliardi di euro per il nostro Paese. A tanto, infatti, ammonterebbe l’extra costo che le imprese italiane sosterranno quest’anno a causa dell’aumento del prezzo delle tariffe elettriche.
«Nel giro di tre anni, infatti, il costo della bolletta della luce in capo alle aziende è pressoché raddoppiato» sottolinea sempre l’associazione di categoria mestrina. Non solo, visto che siamo a Verona, è bene sapere che, a livello territoriale, il rincaro maggiore graverà sulle imprese lombarde (l’incremento del costo per l’energia elettrica sarà pari a 8,5 miliardi di euro) e venete, con un extra costo per la nostra regione pari a 3,9 miliardi di euro.
E se anche quest’ultimi numeri potrebbero sembrare, soprattutto ai non addetti ai lavori, i soliti rincari fisiologici, beh, sappiate che non è affatto così. Questa situazione rischia di deflagrare nel giro di poco tempo e di cancellare dal mercato centinaia di imprese e di far fuori intere filiere.
La percezione che ho è che manchi, in generale, la giusta consapevolezza da parte della politica, e non solo, di un vero e proprio pericolo di morte per il Paese. Solitamente non sono mai così drastico, ma questa volta è corretto essere estremamente chiari.
Interi settori produttivi, super energivori, sono i primi a risentire di questo contesto che, per cause geopolitiche, rischia di sfuggire di mano e diventare irreversibile. Ma a risentirne sono tutte le aziende, anche le PMI e le imprese artigiane che non riescono più a far fronte ai costi delle bollette all’interno di un’economia già paralizzata dal Covid.
Tornando alla CGIA di Mestre, anch’essa come molte altre associazioni, fa appello alle istituzioni, soprattutto europee, per arrivare a una strategia comune per stabilizzare il prezzo del gas sul mercato, e di conseguenza quello energetico, uniformando le condizioni di approvvigionamento e riducendo così i differenziali di prezzo tra i paesi membri.
E questo non deve essere un auspicio, ma un obbligo da parte di chi ha il potere decisionale. Siamo ad un bivio, non possiamo sbagliare strada.
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