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Oscar 2018: tra sorprendenti sorprese e prevedibili conferme

di admin
È passato circa un anno dalla cerimonia degli Academy Awards 2017 caratterizzata da imperdonabili errori, uno su tutti l’epocale scambio di buste per il miglior film, una realizzazione non particolarmente avvincente e più di qualche candidatura e vittoria non gradita al pubblico diventando una delle edizioni più noiose e mal organizzate degli ultimi anni.

Quest’anno l’Academy festeggia il novantesimo anniversario da quando nel lontano 16 maggio 1929 (all’indomani della profonda crisi finanziaria che colpì dapprima la borsa di Wall Street per poi propagarsi in tutto il mondo) si tenne la prima edizione degli Oscar che durò, complessivamente, solo 4 minuti e 22 secondi e non ebbe quasi alcuna copertura mediatica, differentemente dalle edizioni odierne. Per onorare questo importante evento, gli organizzatori non si sono posti limiti creando al Dolby Theatre di Los Angeles delle scenografie vistose e spettacolari e ospitando grandi artisti tra i quali Eddie Vedder (cantante della band alternative rock Pearl Jam di cui le sue canzoni fanno parte della colonna sonora del film “Into the wild”) che si è esibito in una bellissima versione di Room at the Top, una canzone di Tom Petty, durante il momento «Ad Memoriam» che viene tradizionalmente dedicato ai personaggi scomparsi nell’anno concluso omaggiando questa volta soprattutto Harry Dean Stanton, Jonathan Demme, Martin Landau, Roger Moore, Sam Shepard, George A. Romero e Jerry Lewis. Vedder ha cosi regalato uno dei momenti più toccanti dell’intera cerimonia sulle note di una splendida canzone accompagnata da una delle voci più belle e apprezzate degli ultimi tempi. Quest’edizione, inoltre, si è dimostrata in grado di affrontare e trattare gli ultimi scandali come quello di Harvey Weinstein in modo equilibrato e mai pesante creando un’atmosfera di ironia grazie alle battute del presentatore Jimmy Kimmel e dedicando singoli momenti alla questione soprattutto durante il deciso discorso della vincitrice del premio come miglior attrice protagonista per “Tre Manifesti a Ebbing, MissouriFrances McDormand. Per tutta la serata ha regnato quindi una certa sobrietà, i premi sono stati distribuiti in maniera molto meno concentrata degli altri anni in modo tale da diversificare la distribuzione come è successo alla migliore sceneggiatura originale andata inaspettatamente (e negativamente per molti) a Jordan Peele per “Get out”. James Ivory, conquistando il premio per la migliore sceneggiatura non originale per “Chiamami con il tuo nome” è diventato il più anziano vincitore di una statuetta (a 89 anni). Roger Deakins, arrivato alla 14esima candidatura, finalmente si è aggiudicato il premio per la migliore fotografia per “Blade runner 2049” mentre Kazuhiro Tsuji è diventato il primo asiatico a vincere un Oscar per il trucco e acconciatura di “L’ora più buia”. Ma il vero trionfatore è stato “La forma dell’acqua” del grande regista Guillermo del Toro che dopo aver vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia si aggiudica 4 premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior scenografia e miglior colonna sonora. Il regista, salendo sul palco e ricevendo il premio più importante, consegue un divertente siparietto controllando la busta e facendola vedere alla platea in chiaro riferimento all’errore della precedente edizione ma ben più importante è il discorso da lui tenuto che ha commosso gli ospiti nel quale ha citato le sue origini e la sua esperienza da immigrato messicano. Il visionario regista Christopher Nolan con il suo capolavoro ovvero “Dunkirk” ha collezionato tre oscar tecnici (miglior montaggio, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro) risultando il secondo film come numero più alto di premi vinti. Gary Oldman, con oltre 30 anni di carriera alle spalle e partecipazioni a numerosi film tra cui “Leon”, “JFK”, la saga di Harry Potter e del cavaliere oscuro, si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista impersonando nel film “L’ora più buia” l’eccentrico primo ministro inglese Winston Churchill regalando un’autentica, perfetta e immensa interpretazione mentre Sam Rockwell ha vinto il premio come miglior attore non protagonista per “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”. Allison Janney si è aggiudicata la statuetta come migliore attrice non protagonista per il film “I, Tonya” e in ultimo ma non meno importante il premio come miglior film d’animazione è andato a “Coco”. Infine, la cerimonia di quest’anno si è rivelata la più soddisfacente ed emozionante degli ultimi anni regalando risate, sorrisi ma anche commozione nel nome di registi, attori e personaggi cinematografici i quali lavorano con passione e amore per donare opere sconfinate e monumentali.
Il cinefilo

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