Il grande pittore Adolph von Menzel (1805-1915) torna a Verona.
di adminChi ama la propria città, si occupa, spesso, di approfondirne storia e bellezze artistiche, per scoprire quanto fu di essa in passato, come abbia avuto origine il relativo patrimonio artistico, segno del movimento dei tempi, che la caratterizza, e possibili riproduzioni a stampa, fotografiche o pittoriche, che della città stessa, riproducono momenti o angoli interessanti. Quanto a riproduzioni, l’appassionato e lo studioso, ammira certamente il bello, che esse propongono, ma, considera e distingue anche lo stile, la tecnica, apprezzandoli o meno, nei quali l’arte, specie nella pittura, trova espressione. Questo, per dire che il pittore, e disegnatore, prima, Adolph Menzel, ha ritratto Verona e particolari di essa, nonché aspetti diversi del mondo, che ci circonda, osservando di Verona la realtà d’ogni giorno e ritraendone il lato migliore, più piacevole, nella sua gente, nel suo muoversi e nel suo stare assieme, nei suoi palazzi, nell’Arena stessa, non trascurandone colori e luci e evitando ogni idealizzazione e fantasia. Menzel fu grande impressionista, che merita d’essere scoperto, specialmente a Verona, dove soggiornò tre volte – nel 1881, nel 1882 e nel 1883 – e della quale ci ha lasciato magnifiche raffigurazioni, eccellenti, in ogni particolare. Basti citare, quale esempio, il grande olio su tela del 1884, riproducente Piazza delle Erbe, custodito presso la Gemälde Galerie-Neue Meister, Dresda, e i diversi studi a matita, contemporanei alla realizzazione del magnifico dipinto citato, dal quale esce potente l’anima della piazza, del mercato, nella sua concretezza, del suo bello, dominato avendo, attraverso la mano di Menzel, l’alta attenzione a riprodurre, con il pennello, la realtà quotidiana del tempo. Un grande pittore, cui Verona deve riconoscenza – Menzel scrisse: m’aveva affascinato il mercato di V.(erona) e ad esso rimase attaccato il mio pennello – la quale si realizzerà, a misura di sì insigne pittore, il 15 marzo 2018, dalle ore 17,00, nella magnificamente affrescata sala delle conferenze dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, Verona, grazie alla disponibilità e alla sensibilità del suo presidente, avv. Claudio Carcereri de Prati, e del segretario, prof. Vasco Senatore Gondola. Saranno relatori, Luciano Pelizzari, pittore e estensore del volume in presentazione – carta patinata, numerosissime fotografie, 417 pp., E. A. Seeman, Lipsia, 2008 – la prof.ssa Daniela Zumiani, del Dipartimento Cultura e Civiltà, Università di Verona, e il dott. Enrico Maria Guzzo, critico d’arte. Una mostra, appositamente allestita, proporrà al visitatore, nelle sale accademiche, un parlante saggio di opere del Pittore tedesco, il quale, in Germania, è considerato secondo, solo ad Albrecht Dürer. Circa il volume, che sarà presentato il 15 marzo, il suo autore, Luciano Pelizzari, ci ha rilasciato la seguente, appassionata considerazione: “Il pittore Pietro Annigoni amava Dürer. Alla fine degli anni ’30 del Millenovecento, fece un viaggio a Norimberga, per visitare i luoghi "sacri", vissuti dal grande pittore. Una notte, volle sentirsi molto vicino al "suo pittore" e s’addormentò, appoggiato al portale dell’Albrecht-Dürer-Haus, al Tiergärtnertor. La polizia tedesca non ci mise molto ad avvistarlo e, scambiato per un ladro o per un barbone, lo arrestò. Dimostrare così apertamente il proprio amore a Dürer, gli costò vivere quella disavventura… Che potrà capitare a me? Uno straniero, che ha osato dedicarsi a Menzel, un altro Dio in terra, in Germania! Per dissipare ogni dubbio, e subito, dico che non ho voluto scrivere una nuova biografia di Adolph von Menzel. Lo hanno già fatto in tanti e, credo, che vi sia così poco da raccontare o da scoprire, ancora, che non possa apparire come un rimescolamento di carte, fatto in un certo modo, piuttosto che in un altro. Esistono sicuramente documenti o disegni "veronesi" non ancora ritrovati, ma, a dire il vero, scovare documenti, non era lo scopo principale della mia ricerca. Certo mi piacerebbe avere tra le mani un foglio di carta, il suo atto di nascita. Riesco soltanto ad immaginare lo sgomento, capitato allo storico tedesco Emil Möller, quando egli, per caso, si ritrovò tra le mani l’atto di nascita di Leonardo. Menzel non era Leonardo, ma era pure lui un genio. Gli studiosi del grande artista tedesco non devono temere la mia intromissione nella loro sfera di conoscitori privilegiati o esperti. Ho fatto tradurre molte parti dei loro libri, che ho letto con vero piacere. Ho imparato a frequentare le biblioteche fin da ragazzo. In casa, non c’erano libri ed ho dovuto arrangiarmi, nel modo, in cui mi era possibile, tuttavia, ho pubblicato il mio primo libro, a poco più di vent’anni… Ogni volta che mi sono cimentato in un’impresa, ho avuto la sensazione di sentire, sul mio collo, il fiato dei personaggi, ai quali via via mi sono interessato. Con Menzel, ho provato la stessa sensazione, come se lui volesse proteggermi nell’affrontare insieme questa folle avventura, che ha rubato al mio lavoro di pittore giorni preziosi. Ma, tale è la mia vita e sono abbastanza preparato a vivere imprese al limite del possibile, come questa. Ho incontrato Menzel a Bad Kreuznach, nell’autunno del 1985, a pochi chilometri da Bingen e da Mainz, dove stavo seguendo alcune mie esposizioni, curate dal dr. Richard Auernheimer, gallerista e collezionista. L’istinto e forse qualcosa d’altro m’avevano fatto entrare in una libreria, dove non ero mai stato. Un colpo di vento, infatti, m’aveva tolto dalle mani una ricevuta postale, un altro colpo di vento l’aveva spinta dentro una libreria, che era a pochi passi dalla stazione ferroviaria. La ricevuta si fermò davanti ad un grande scaffale, pieno di libri. Adocchiai subito un libro, scritto da Jens Christian Jensen e pubblicato da DuMont: Adolph Menzel. Mi accorsi subito dell’opera “Piazza delle Erbe a Verona”, pubblicata in due foto. Per me, è stata una grande sorpresa, perché non sapevo chi fosse Menzel e neppure dell’esistenza di quel dipinto. Alla luce di sì tanta passione, per l’arte, per la storia dell’arte e per Verona, la quale emerge dalle parole di Pelizzari, come sappiamo, pittore egli stesso, sarà interessantissimo scoprire la figura e l’opera di Adolph von Menzel, cui Verona deve moltissimo, perché la sua arte ed il suo pennello non solo hanno fortemente contribuito a farla conoscere nel mondo, ma anche perché von Menzel è da considerarsi grande portabandiera dell’impressionismo.
Pierantonio Braggio
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