“Tutti i soldi del mondo”: il miracolo al limite della realtà cinematografica

di admin
Ridley Scott, a 80 anni, torna sul grande schermo dopo aver diretto “Alien: covenant”, l'ultimo capitolo della saga horror/action di Alien. La sua nuova pellicola ovvero “Tutti i soldi del mondo” racconta dello storico fatto di cronaca del rapimento del sedicenne John Paul Getty III, sequestrato a Roma nel 1973 da alcuni membri della 'Ndrangheta.

Tratto dall’omonima opera letteraria di John Pearson, l’ultima fatica di Scott riesce, per gran parte degli aspetti, ma non totalmente, a raggiungere la qualità di altri thriller che avevano come fulcro un rapimento come in primis “Anatomia di un rapimento” di Akira Kurosawa o “Prisoners” di Denis Villeneuve, senza dimenticare il frenetico “Man on fire” del compianto Tony Scott, fratello di Ridley. Quest’ultimo attua una raffinata, elegante e fredda regia che è diventata, nella sua lunga carriera, un vero e proprio marchio di qualità differnziandosi dall’enorme mole di lungometraggi di dubbio pregio dei giorni d’oggi, ciò gli ha fatto guadagnare una candidatura ai Golden globe come miglior regista per il suddetto film. A questo si aggiunge un’eccellente messa in scena e grandi scenografie soprattutto nei primi minuti in cui vediamo una Roma, in particolare piazza Navona, in pieni anni settanta e una fotografia entusiasmante diretta dal direttore della fotografia Dariusz Wolski.
Ma, sfortunatamente, a riprese terminate, post-produzione quasi concluse e a due mesi dall’uscita nei cinema, Hollywood viene completamente travolta da un’ondata di accuse di molestie sessuali, alcune fondate, altre meno, e denunce a danni di importanti produttori come Harvey Weistein e Brett Ratner e a star come Woody Allen, Dustin Hoffman, Ben Affleck e in ultimo, ma non meno importante, Kevin Spacey, esattamente colui che aveva interpretato nel suddetto film il nonno del ragazzo sequestrato ovvero il magnate miliardario John Paul Getty, fondatore della Getty Oil Company, una delle più importanti e potenti compagnie petrolifere statunitensi. Quando l’attore venne accusato di molestie sessuali aveva già terminato le riprese per il film, infatti lo si può vedere nel primo trailer, quindi il punto di non ritorno era stato superato (o forse non ancora?).
Nel pieno della bufera mediatica, Ridley Scott fu costretto a prendere una decisione fondamentale per la propria carriera e per la propria pellicola, aveva due scelte, non intervenire in alcun modo e aspettare un responso negativo sia dalla critica che dal pubblico che avrebbero massacrato il film per via della presenza dell’attore in esso(tenendo conto dell’influenza politica e sociale sull’Academy) e di conseguenza veder scomparire la speranza che il film fosse tra i candidati agli ultimi Oscar, oppure cercare un modo per correggere la situazione e ai limiti di una realtà fatta di mesi e mesi (in alcuni casi si parla di anni) di riprese, montaggio, pre-produzione e post-produzione, trovò la soluzione.
Scott, stretto dalla morsa del tempo, pensò bene di tagliare, in fase di montaggio, le scene in cui era presente Kevin Spacey e di rifare le stesse riprese sostituendolo con l’88enne Christopher Plummer. Riunita l’intera troupe, in due settimane rigirarono le scene e il film venne distribuito ad inizio gennaio, ancora in corsa per gli oscar.
Il risultato è ben oltre le aspettative soprattutto per un film con dei retroscena e una realizzazione così complessa e travagliata. Christopher Plummer si è dimostrato per l’ennesima volta una grandissimo attore in grado di realizzare interpretazioni degne di merito specialmente in questo caso in cui, precisamente in nove giorni, senza trarre ispirazioni dall’interpretazione di Spacey e avendo pochissimo tempo è riuscito miracolosamente a comporre un personaggio splendidamente odioso e inumano, il cui unico scopo nella sua vita era accumulare più ricchezze possibili in nome del più maligno egoismo e della più sfaccettata avarizia che un uomo possa conoscere ottenendo meritatamente la candidatura all’Oscar, al Golden globe e al premio BAFTA come miglior attore non protagonista.
Oltre al grande vero protagonista il resto del cast si è dimostrato all’altezza con buone interpretazioni in particolare di Mark Wahlberg, Michelle Williams, Charlie Plummer e Romain Duris. Scott si dimostra, ancora una volta, uno dei più grandi cineasti degli ultimi quarant’anni sfornando pellicole a considerevole velocità e in grado di riservarsi un posto di degno valore e merito nell’infinità di opere cinematografiche e anche culturali del mondo attuale, una vera e propria macchina da guerra che insieme ad altri registi dall’avanzata età come Clint Eastwood, Martin Scorsese, Steven Spielberg e George Miller sostengono il cinema mondiale con opere di altissima qualità confermando la vera passione, il loro vero amore verso uno strumento culturale di importanza fondamentale per la trasmissione dei valori e dei principi della nostra società.
Il Cinefilo

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