Italia e crescita. Favorevole il rating di Standard & Poor’s, grazie ad imprese e a allentamento monetario…
di adminMa, s’afferma anche, che bisogna proseguire sulla via intrapresa, quella delle riforme e della riduzione della pubblica spesa, settori nei quali, si diceva, occorre ulteriore, forte impegno, mai perdendo di vista il tema, essenziale, dell’occupazione, ossia, del lavoro. Tutto, in un Paese, che è fermo da almeno da lustri, quasi che, nel decorso dei quali, non si avesse capito quanto stiamo dicendo e dicono tutti, ossia, che per originare crescita occorrono stabilità politica, meno imposte, meno spesa pubblica, meno burocrazia, costruttive riforme e ottimale occupazione. Quanto a riforme, pensiamo, per esempio, a quelle realizzate anni orsono, dall’allora cancelliere (1998-2005) socialdemocratico ed ex sindacalista, Gerhard Schröder. Misure poste in atto in una Germania, che, in fatto di preparazione professionale e d’investimenti – guarda caso, spesso considerati, nella Repubblica Federale stessa, contenuti! – e, quindi, di creazione di occupazione e di Pil, era già molto avanzata e che, nello scorso anno, ha realizzato un Pil di oltre il 2%, dato da intensificato consumo interno e, ovviamente, dal noto ed imponente export. Non solo. Berlino è sulla via di un tasso di disoccupazione addirittura inferiore al 4% e di un debito pubblico al di sotto del 70% e ciò, al punto, pure, da destare preoccupazioni… L’economia pretende le sue libertà e rispettate le sue esigenze, specialmente oggi, condizionata com’è dalla globalizzazione e da aree, nel globo, a manodopera a bassissimo prezzo, agli affetti delle quali non ci si può sottrarre. Quindi, è inutile dire che gli italiani vogliono lavoro e che hanno diritto al lavoro – che, poi, è un diritto d’ogni essere umano – se, per dare origine a tale lavoro, non si sradicano i fattori, che ostacolano le iniziative, che sono base essenziale dello stesso. Non è con un’imposizione fiscale del 40% sul reddito d’azienda, che s’invoglia ad investire, non è con le pesanti imposte sulla casa, che si rimette in moto l’importante settore edile, non è con una burocrazia, che umilia perfino il semplice cittadino – non raccontiamo quanto ci è recentemente capitato – che si invoglia a fare e ad immettersi nell’impresa. Oggi come oggi, poi, l’economia e gli osservatori esteri temono, giustamente, un esito delle elezioni del prossimo marzo, non tale da creare quella stabilità governativa di cui abbiamo bisogno, per realizzare riforme, atte a dare impulso alla vita economica nel Paese e a rafforzare quella crescita, ora in via di rinascita, ma ancora debole, e a rendere più viva la disposizione ad investire. Un timore, che, unito a quello dell’enorme debito pubblico, che pur sempre divora denaro, non permette neppure di fare stime o, una volta fatte, di fare affidamento sulle stesse. Domanda: visto che, si dice: – abbiamo la recessione dietro alle spalle, – nel 2017, siamo cresciuti di un +1,5% e che, – altrettanto cresceremo nel 2018, perché è difficile capire che con maggiore libertà fiscale – cominciamo da qui, anziché fare temere nuove imposte – potremmo raggiungere, visto che il potenziale non manca, percentuali di Pil molto migliori e tali da garantire sostenibilità al debito stesso, forsanche di ridurlo, e da consentire ulteriori sgravi, anche nel piccolo privato, generatori d’ulteriore ricchezza nazionale? Con meno imposte, il datore di lavoro sarebbe in grado di ricompensare meglio il lavoro, il lavoratore guadagnerebbe di più e, di conseguenza, ne ricaverebbe maggiore slancio l’economia… Speriamo… Ma, dobbiamo pensare a due considerazioni… Se, oltre all’andamento positivo economico europeo ed internazionale, che l’attuale situazione favorisce, possiamo parlare di ripresa, questa è dovuta essenzialmente alla volontà, al genio ed all’impegno dell’imprenditoria, da un lato, e alla forte creazione di liquidità, attraverso l’operazione d’acquisto di Bot da parte di Mario Draghi – operazione, quest’ultima, salvatrice, per noi, che continuerà anche quest’anno e comunque sino al raggiungimento del limite minimo (e massimo) d’inflazione del 2% – che ci ha fortemente favorito. Compito, dovere della politica è, dunque, di fare di tutto – accantonando ogni inveterato o fallito principio – per rafforzarne i risultati raggiunti, onde giungere a quella crescita, che, l’abbiamo detto, e non ci stancheremo di ripetere, unicamente s’ottiene, con l’abbattimento della pressione fiscale, quale risultato di minore spese da parte dello Stato. Il quale deve anche non dimenticare che i miracolosi acquisti di Mario Draghi, o prima o poi, finiranno e che, di conseguenza, è certo un inizialmente pur minimo aumento del costo del denaro, con le sue conseguenze.
Pierantonio Braggio
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