Scuola campanaria Verona, 25 novembre 2017.

di admin
200° anniversario delle campane della veronese Pieve SS. Apostoli: mostra campanaria e presentazione del volume, dal titolo “Il Segno”.

Le campane sono di casa a Verona. Sono apportatrici di messaggi, civili e religiosi, e, con i loro concerti, creatrici d’allegria e di conforto, nonché latrici di tradizione e di storia. Le prime campane veronesi erano in uso già nel VI secolo; una campana aveva pure, qualche secolo dopo, l’Abbazia di San Zeno; il primo orologio a campana fu montato sulla veronese Torre del Gardello, essendo fonditore della stessa, nel 1370, Mastro Jacopo; già, nel 1776, Verona disponeva della “Scuola Campanaria di San Giorgio, avendo ospitato e ospitando, come si può rilevare dai pochi dati, sopra citati, decine di fonderie di campane, fra le quali, l’ultima e notissima, quella della Famiglia Cavadini, attiva dalla metà del 1800 sino al 1974, nella zona di San Nazaro. In merito, è piacevole ricordare l’incontro avuto, alcuni anni fa, con Luigi, l’ultimo dei Cavadini, che, molto gentilmente, ci ricevette, indossando un grembiule grigio da lavoro e facendoci accomodare accanto ad un tavolo, simbolo, praticamente amministrativo, dell’antica Fonderia. Ma, un altro motivo ci fa pensare a campane “di casa” a Verona. Si tratta del noto “sistema veronese”, che dovutamente applicato, offre concerti campanari straordinari, specie in occasione di particolari feste religiose. Può dirlo, molto modestamente, il sottoscritto, che ha abitato, sino agli ultimi anni Cinquanta del 1900, al numero 26 di via Sottoriva, Verona. Il quale, pur ragazzino, se l’andàva, có’ i butéléti a tiràr le sóghe déle campane, néla prima capèla de sinistra, a fiànco de l’altàr magiór, de Santa ‘Nastàsia, quando dón Bassi, l’arçipréte, el ghé diséa: ”andé a sónàr, par la Dótrìna”, ‘l ghé ‘ndàva, sóratùto, par pingolàrse, fin che ‘na campàna nó la sé róversàva, trovava letizia e serenità, affacciandosi spesso alla finestra ed ascoltando un allegro concerto di campane… Che proveniva dall’eccezionale campanile della vicina Basilica domenicana, presso la quale, ha sede ufficiale, oggi, la “Scuola Campanaria Verona”, della quale è appassionatissimo presidente Nicola Patria, 349 55 78 313. Un quadro interessante e vivo, formato da numerosi amanti dell’arte del concerto campanario e della sua storia, che, in occasione del 200° anniversario della campane, le quali diffondono il loro fresco richiamo, dal millenario campanile dei SS. Apostoli, nei locali della Pieve, propongono una dettagliata mostra sulla storia campanaria veronese, non priva di particolari tecnici sulla creazione, sulla sonorità delle campane e sul come creare un concerto con le stesse… Tutto, indice d’alta passione e di volontà di dare continuità ad una eccellente tradizione veronese, codificata nel citato “sistema veronese”, che, peraltro, la Scuola Campanaria Verona, 333 772 1137, è disponibilissima ad insegnare a gruppi, anche di giovani interessati. Corona tale importante complesso d’elementi il volume, dal titolo “Il Segno”, 204 pp., prodotto in proprio, da Gabriele Enriquez, fotografo per passione, 2017: un grande lavoro, originale, che, oltre a cenni descrittivi, propone oltre 180 fotografie, raffiguranti “campanari” al lavoro, con funi in mano, mentre, appunto, in diversi campanili, gli stessi stanno dando vita ad un “concerto a sistema veronese”. Siamo dinanzi ad una passione e ad un’arte troppo sconosciute, ma, tuttora vive e sentite, che meritano attenzione e, quindi, d’essere fatte riscoprire – essendo esse arte, storia e cultura – come hanno sottolineato, inaugurando la Mostra campanaria e presentando il menzionato volume “Il segno”, l’assessore alla cultura Francesca Briani, e il consigliere comunale Rosario Russo.
Pierantonio Braggio

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