Aviaria, Coldiretti Verona fa il punto con gli allevatori scaligeri per gestire l’emergenza.
di admin"Occorre intervenire al più presto per sostenere gli allevamenti colpiti dai danni diretti e indiretti causati dalle misure di prevenzione rese necessarie per confinare i focolai e fermare la malattia”. E’ quanto ha chiesto il presidente della Coldiretti Claudio Valente durante gli incontri, a cui hanno partecipato più di trecento allevatori. Peraltro anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ieri ha evidenziato la problematica durante l’incontro con il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.
Gli allevamenti avicoli della provincia incidono per più del 45% sulla P.L.V. veneta del comparto, con un volume di affari di circa 300 milioni di Euro e con oltre 40 milioni di capi allevati. Gli interventi effettuati hanno imposto l’abbattimento degli animali negli allevamenti colpiti direttamente e l’istituzione di zone di protezione e di sorveglianza intorno ai focolai, con conseguente blocco totale delle movimentazioni all’interno delle stesse zone, con pesanti danni per tutti gli allevamenti. Finora la stima dei danni indiretti da fermo allevamenti ammonta circa a 15 milioni di euro.
Negli ultimi anni le aziende avicole veronesi hanno raggiunto alti livelli di biosicurezza, innovazione, controlli della climatizzazione automatica nelle strutture, elementi che hanno portato un consistente miglioramento della qualità del prodotto, che deve essere tutelato e difeso con ogni azione. Ne è la riprova il fatto che i casi di malattia riscontrati nella nostra provincia sono catalogati come “primari”, dovuti cioè a trasmissione da animali selvatici e non da allevamento ad allevamento.
Tra i temi prioritari affrontati durante gli incontri, anche quello relativo alle assicurazioni per gli allevamenti avicoli: indirizzo preso dall’attuale Politica della Comunità Europea utilizzando il percorso legato ai Piani di Sviluppo Rurale e la riorganizzazione territoriale del numero delle strutture. “Ci sono allevamenti fermi da più mesi – conclude Valente – Si pone dunque la problematica di aziende che si sono impegnate con ingenti investimenti nella biosicurezza che con il fermo allevamento prolungato diventano impegni finanziari pesanti e insostenibili. Serve ragionare come filiera per individuare le strategie attuali e a lungo respiro al fine di rendere più sicuro il futuro dell’avicoltura veronese e veneta”.
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