Quando l’uomo (anzi, l’androide) gioca a fare Dio.

di admin
« Nello spazio nessuno può sentirti urlare. » Questa iconica frase accompagnava l’uscita di uno dei migliori film di fantascienza mai girati ovvero “Alien”del 1979.

Diventato presto un cult e fenomeno mondiale il capolavoro di Ridley Scott definì profondamente il genere di fantascienza al pari di altre pellicole degli anni ’70 e ’80. Il successo del film permise di allargare e approfondire l’universo della pellicola che continuò con altri tre capitoli diretti da diversi registi (ma nessuno di essi seppe confezionare una pellicola ai livelli di qualità del primo) finché nel 2012 Ridley Scott ritornò dietro alla macchina da presa e con grande entusiasmo da parte dei fan diresse “Prometheus” (una sorta di esperimento che si allontanava dalle atmosfere della saga, infatti nel titolo non è presente la classica dicitura Alien ma il cui scopo era di rivelare la genesi della creatura). Ora, a 79 anni, il grande regista sorprende (ma sfortunatamente non tutti) il pubblico con la sua nuova opera: “Alien: Covenant”. Il film funge da sequel a “Prometheus” e insieme a quest’ultimo racconta le vicende antecedenti al primo capitolo, descrivendo il viaggio della nave spaziale Covenant. Durante una missione di colonizzazione planetaria, l’equipaggio dell’astronave viene richiamato da un misterioso segnale che li convincerà ad interrompere il programma (ovvero giungere sul pianeta Origae-6) e atterrare in un pianeta sconosciuto che in un primo momento sembrerà un luogo paradisiaco, perfetto per ospitare una colonia umana, ma successivamente si rivelerà un inferno, un mondo ostile che metterà in pericolo la sopravvivenza del personale dell’astronave. “Alien:covenant” rappresenta un perfetto connubio tra horror e fantascienza, fin dai primi minuti si percepisce la raffinatezza e maestosità della superba mano registica di Scott accompagnata per le due ore circa del film da una colonna sonora efficace e di grande ispirazione. Non mancano scene altamente frenetiche e con una tensione tale da rimanere aggrappati alla poltrona, grazie anche all’incombente presenza nonché violenta nascita (non solo usciranno sfondando il torace dei malcapitati infetti) delle nuove terrificanti creature quali il Neomorfo e il Protomorfo (quest’ultimo facilmente confuso con l’iconico Xenomorfo della saga per l’aspetto molto similare bensì rappresenta un progenitore del famoso alien). Con l’entrata in scena di queste nuove macchine di morte d’ispirazione gigeriana,il film acquisisce una forte componente action e soprattutto splatter. Inoltre lo scopo del film è sia, insieme a Prometheus e il terzo capitolo di questa trilogia le cui riprese inizieranno nel 2018, svelare e approfondire le misteriose origini della creatura sia dare nuova linfa alla saga dopo gli errori fatti con “Alien 3” e “Alien: la clonazione”. L’ultima fatica di Scott raggiunge gli obiettivi sperati in virtù di una sceneggiatura in grado di rispondere a buona parte dei quesiti nati con “Prometheus” nonostante alcune domande rimangano in sospeso ma si prevede che troveranno risposte nel prossimo capitolo. Imponenti scenografie, maestosi e impressionanti effetti speciali e una titanica interpretazione di Michael Fassbender nelle vesti dei due androidi Walter e David fanno di “Alien:covenant” un ottimo horror fantascientifico seppur la protagonista Daniels, interpretata da Katherine Waterston, poteva godere di una caratterizzazione migliore e la presenza di alcuni cliché che rovinano leggermente il pathos di varie scene. Inoltre, l’analisi di interessanti concetti conflittuali filosofici e religiosi come la superiorità umana e divina oppure il rapporto tra creatore e creazione forniscono al film il salto di qualità tale da renderlo superiore alla gran parte delle ultime pellicole uscite decretando un nuovo e solare inizio per la saga.

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