2002-2017: l’Euro (€) circola da quindici anni.

di admin
Usano la moneta unica 338.6 milioni di persone di 19 Paesi d’Europa, mentre miliardi della stessa circolano e sono tesorizzati nel mondo.

Fu il 1° gennaio 2002, quando furono poste in circolazione le prime eurobanconote, per un valore, in biglietti ed in moneta metallica, di oltre 600 miliardi. Furono distribuite, in cambio delle valute locali, in 12 Paesi europei, fra i quali l’Italia. I quali, sottoscritta la normativa, il 7 febbraio 1992, riguardante la nuova moneta (unica), del Trattato di Maasstricht, Olanda, hanno introdotto l’euromoneta nel proprio territorio. Oggi, la moneta unica € è nelle mani di 338,6 milioni di cittadini, in 19 Paesi d’Europa. Ma, come moneta di riserva, l’euro costituisce 1/5 delle riserve mondiali, è la seconda moneta, dopo il dollaro americano ad essere trattata nel mondo, e, quanto a pagamenti, vengono regolate in euro il 50% delle importazioni in Unione Europea e il 65% delle esportazioni dall’Europa stessa. Nel globo, poi, l’euro è in circolazione, in banconote, e fortemente tesaurizzato da privati. Se la moneta europea, dunque, gode di tanta fiducia nel mondo, anche per i numerosi vantaggi, che essa offre, come, fra l’altro, l’eliminazione dei tassi di cambio fluttuanti e delle spese di cambio, la facilitazione del commercio transfrontaliero, originando un’economia più stabile, apportando crescita, proponendo una scelta più ampia per i consumatori e favorendo viaggi e acquisti in altri paesi – non si comprende perché essa sia continuamente ed acerbamente discussa, in Italia, anche oggi, pure ad una sua quotazione molto bassa – mentre scriviamo, a 1.05 – rispetto al dollaro, e, attualmente, motivo base, almeno per una maggiore crescita delle esportazioni italiane, che significano anche possibile maggiore occupazione. Non va trascurato, tuttavia, che un euro, all’attuale livello, significa anche ulteriore spesa all’import di materie prime e di prodotti finiti. Siamo d’accordo che stare nell’euro, per l’Italia, è scomodo, ma ciò è dovuto non all’euro stesso ed alla relativa normativa, peraltro, come cennato, a suo tempo accettata e firmata, ma, in vero, al fatto che, quando si creò la moneta unica, la stessa bene s’adattava solo a Paesi ad economia già forte e in grado, quindi, di sopportarla, e non, evidentemente, a Paesi, come l’Italia, già allora in difficoltà economico-finanziaria e minata dalla spesa pubblica. Sarebbe stato meglio avere previsto per l’Italia un’entrata nell’eurosistema in data successiva, anche perché l’istituzione Unione Europea implica il coordinamento o armonizzazione delle politiche economiche e di bilancio, fra quelle dei Paesi aderenti, fattori di difficile e troppo lenta realizzazione. Si aggiunga al tutto, fra i tanti, il problema dei sistemi d’imposizione fiscale – non parliamo delle aliquote, troppo alte in Italia – diversissimi in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Diversissimi, al punto che in Paesi dell’Est europeo, legati all’euro, è in vigore la nota flat tax o imposta unica e non il normale sistema fiscale di vecchio stampo. Noi avevamo ed abbiamo il nostro. Visto questo, c’è da chiedersi: perché, anziché criticare la Germania – che continua a macinare export e surplus, fin tanto che esso permane – o i Paesi Bassi, per esempio, non copiamo, almeno per quanto fattibile, tutte le regole, che i due citati Paesi applicano e che loro permettono di primeggiare, come era in passato? Ci chiediamo e ci rendiamo conto perché l’Italia si trovi, da decenni, in costanti condizioni, e, quindi, non da ora, di pesante non crescita? Ci chiediamo, se non occorra risparmiare di più nello Stato, per avviare maggiore denaro fresco verso nuovi investimenti, invogliando il privato a creare lavoro e ricchezza? Non preoccupa la nostra soffocante burocrazia? Non preoccupa la lunga catena di governi, che nascono e cadono – e sarà pure democrazia – in troppo breve tempo, creando dannosa instabilità di comando e di presa di decisioni, per il lungo termine? Non pensiamo che i nostri Bot hanno oggi una certa quotazione, fin troppo alta, che permette di rinnovarli a scadenza, quotazione dovuta esclusivamente agli acquisti di Mario Draghi e, purtroppo, non alla forza di un’economia vivace e in crescita…? Solo alcune domande… Dobbiamo aggiungere: teniamo presente che si è dimezzato, grazie alla BCE e al suoi acquisti di Bot, il pesante importo d’interessi, da pagare annualmente sulle cedole dei Bot, fattore, questo, che ha pure massima importanza, perché permette di veicolare il risparmiato nell’economia? Vogliamo approfittare di tali attuali vantaggi? Non è quindi una difficile uscita dal sistema euro, con la sua prevista svalutazione, che dovrebbe salvare l’Italia, se una volta usciti, poi, continueremo ad avere una spesa pubblica e una fiscalità, che ci troviamo e che ci hanno portato al pesantissimo, attuale importo del debito pubblico, che cresce terribilmente in ogni minuto della giornata. Bisogna alleggerire famiglie ed imprese dell’attuale, asfissiante peso fiscale…, altrimenti anche l’importante, odierna azione di Mario Draghi in fatto di Bot non porterà a nulla. Pierantonio Braggio

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