CER, accumulo e intelligenza energetica: Verona al centro della nuova transizione
di Matteo ScolariL’ultima puntata di Focus Verona Economia ha avuto il merito di rimettere ordine in un dibattito spesso polarizzato tra entusiasmi facili e scetticismi improvvisi. Attorno al tavolo, quattro esperienze diverse ma complementari – ForGreen Spa SB, CUBI Srl, Energy Spa e Broken Pot – Energy Renovation – hanno offerto uno spaccato realistico della nuova fase della transizione energetica.
La parabola delle CER: dall’incentivo alla responsabilità
Le Comunità Energetiche Rinnovabili hanno vissuto una prima stagione di entusiasmo, sostenuta da una forte attenzione mediatica e dagli incentivi PNRR. Ma come ha ricordato Francesco Premi (ForGreen), la realtà è più complessa: costituire una CER è semplice sulla carta, farla funzionare nel tempo è un’altra cosa.

Il taglio improvviso del fondo PNRR a pochi giorni dalla scadenza del bando ha generato incertezza e raffreddato il clima di fiducia. È un passaggio emblematico: il settore non può vivere di “attacca e stacca” normativi.
La vera sfida ora è evolvere verso una CER 2.0: meno recettore di incentivi e più soggetto attivo nel mercato elettrico. Servizi ancillari, bilanciamento di rete, integrazione con sistemi di accumulo e, in prospettiva, interventi diretti sulla bolletta dei membri. In Europa questo percorso è già in atto: le comunità stanno diventando nodi intelligenti del sistema, non semplici meccanismi di condivisione virtuale.
L’accumulo: il serbatoio che rende possibile la transizione
Se c’è un elemento che accomuna tutti gli interventi è la centralità dei sistemi di accumulo. Davide Tinazzi, cofondatore e CEO di Energy Spa, lo ha spiegato con un’immagine efficace: la rete elettrica è l’unica grande rete senza serbatoi.

Finché l’energia era prodotta da centrali fossili regolabili, il problema non si poneva. Con l’espansione delle rinnovabili, non programmabili per definizione, l’accumulo diventa infrastruttura critica.
Non è solo una questione di autoconsumo. È stabilità di rete, riduzione dei picchi, ottimizzazione della potenza impegnata, abilitazione alla crescita industriale. È, soprattutto, digitalizzazione dell’energia: la possibilità di scambiare e modulare flussi in tempo reale, trasformando le batterie in veri e propri “server energetici”.
L’Italia, oggi, è in ritardo rispetto ad altri mercati europei. Ma la tecnologia è pronta. E la grid parity – la sostenibilità economica senza incentivi – è sempre più vicina.
Integrazione tecnologica: il caso Verona
L’intervento al Veronamercato è emblematico. Fotovoltaico sulle coperture e sulle pensiline, cabine di media tensione intelligenti, 2,5 MW di batterie, gestione integrata dei carichi frigoriferi.
Qui non si parla di un singolo impianto, ma di un sistema. Produzione, consumo e accumulo dialogano. Il risultato: copertura fino all’80% dei consumi energetici.
È questa la direzione indicata anche da Elia Cubi: non esiste una soluzione unica. Serve un mix di tecnologie – rinnovabili, cogenerazione, accumulo – integrate con una progettazione solida e una capacità operativa interna che rimane un elemento distintivo nel panorama italiano.

Efficienza e comportamento: la rivoluzione invisibile
C’è però una dimensione meno visibile ma altrettanto decisiva: quella dell’efficienza comportamentale.
Giovanni Bartucci ha ricordato un dato che dovrebbe far riflettere: fino al 25% dell’energia per la climatizzazione degli edifici è sprecata per cattivo controllo; un ulteriore 20-25% può essere risparmiato modificando i comportamenti.

Intelligenza artificiale e intelligenza umana devono lavorare insieme. Il nudging applicato all’energia, l’analisi predittiva dei consumi, l’ottimizzazione algoritmica dei carichi non sono esercizi accademici, ma strumenti concreti per dimezzare le emissioni senza sostituire impianti. La vera rivoluzione è Human + Tech.
PPA e finanza: la maturità del mercato
Un altro tema chiave è quello dei PPA (Power Purchase Agreement). Ancora poco diffusi in Italia, ma destinati a crescere. Sono strumenti che offrono certezza di prezzo e orizzonte temporale, elementi fondamentali per la competitività industriale.
Qui entra in gioco la finanza. Non quella speculativa, ma quella industriale. Gli investitori cercano sottostanti tecnologici affidabili e modelli di business solidi. Se l’accumulo raggiunge la piena grid parity, il settore può attrarre capitali strutturali e accelerare la crescita senza dipendere esclusivamente dagli incentivi.
Una questione industriale, prima ancora che ambientale
C’è un ultimo elemento, forse il più strategico: la filiera. Il fotovoltaico italiano è nato lungo l’asse dell’A4, tra Verona, Vicenza e Padova. Poi le filiere si sono spostate altrove. Oggi l’Europa ha una necessità geopolitica e industriale di ricostruire capacità produttiva locale. Investire in accumulo, digitalizzazione, integrazione tecnologica non è solo una scelta ambientale. È una scelta industriale.
La puntata di Focus Verona Economia ha mostrato che il territorio veronese non è spettatore, ma protagonista di questa trasformazione.
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