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Metalmeccanici, a Verona il rinnovo del contratto passa con il 96,2% di sì

di Matteo Scolari
Oltre 16mila lavoratori coinvolti in più di 500 assemblee sul territorio. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm: «Centralità del contratto nazionale, tutela del potere d’acquisto e dignità del lavoro sicuro».

Ampio consenso nel Veronese per il rinnovo del contratto nazionale dell’industria metalmeccanica. Secondo quanto comunicato dalle segreterie provinciali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, il referendum tra le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici veronesi si è chiuso con il 96,2% di voti favorevoli.

Da metà dicembre 2025 al 20 febbraio 2026 sono state organizzate oltre 500 assemblee, che hanno coinvolto circa 16mila lavoratrici e lavoratori del territorio scaligero interessati dal rinnovo contrattuale. Un percorso di confronto capillare che, secondo le organizzazioni sindacali, ha consolidato il consenso attorno ai contenuti dell’accordo.

«Abbiamo svolto più di 500 assemblee, incontrando circa 16 mila lavoratrici e lavoratori metalmeccanici veronesi, ricevendo un forte consenso sia dal confronto diretto nelle assemblee che nel voto; il 96,2% di voti favorevoli tende non solo a confermare il buon lavoro svolto dalle organizzazioni sindacali ma al contempo ne rafforza i contenuti» dichiarano i segretari generali Adriano Poli, Martino Braccioforte e Luciano Zaurito.

Nel comunicato si sottolinea la centralità del contratto nazionale, che mette al centro la programmazione del mantenimento del potere d’acquisto, il riconoscimento di una massa salariale superiore all’inflazione, la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita e la dignità del lavoro sicuro, con particolare attenzione alla tutela e al contrasto alla precarietà.

Il rinnovo è arrivato al termine di una trattativa definita «complessa e molto difficile», anche per il livello di conflittualità che ha portato a 40 ore di sciopero, sviluppate anche nel territorio veronese. Nonostante questo, secondo i sindacati, il risultato finale è stato apprezzato dalla base.

«Seppur il rinnovo di questo contratto nazionale si è dimostrato complesso e molto difficile, anche per il livello di conflittualità (40 le ore di sciopero sviluppate anche nel territorio scaligero), i lavoratori e le lavoratrici hanno saputo apprezzare il buon risultato, affermando ancora una volta che il lavoro metalmeccanico è centrale per il futuro del Paese ed anche del nostro territorio» concludono Poli, Braccioforte e Zaurito.

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