XXII edizione del “Premio Santa Eufemia, per la Difesa e la Promozione della Dignità Umana”.

di admin
Il riconoscimento 2016 all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato.

Domenica, 18 dicembre 2016, il prefetto di Verona, Salvatore Mario Mulas, consegnerà il “Premio S.Eufemia” all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato, premio istituito dall’Associazione Amici di Santa Eufemia. La cerimonia si terrà nella chiesa di Santa Eufemia, al termine della santa Messa delle ore 10, celebrata dal parroco, don Roberto Defanti. Riceveranno la pergamena del “Premio”, assegnato ex aequo, il col. Ettore Bramato, Comandante Provinciale dei Carabinieri, e Enzo Giuseppe Mangini, questore di Verona, per la Polizia di Stato. Motivazioni: “In questo periodo storico, in cui la dignità della persona viene minacciata e molto spesso violata, l’opera delle Forze dell’Ordine, e, nello specifico, dell’Arma dei Carabinieri, per la sua peculiare funzione, a difesa dei cittadini, risponde pienamente agli ideali e alle finalità espresse dal “Premio Santa Eufemia, per la promozione della dignità umana”. Infatti, fin dalla sua fondazione, nel 1814, l’Arma si è prodigata per assicurare il buon ordine e la pubblica tranquillità, per il bene comune e la salvaguardia della dignità del cittadino e della sicurezza dello Stato. Anche in caso di gravi calamità naturali, i Carabinieri si sono prodigati, e si prodigano, con pronti interventi, per ridare speranza e dignità alle comunità, sconvolte da tali rovinosi eventi. “Ugualmente e con pari impegno, la Polizia di Stato, per la sua peculiare funzione a difesa del cittadini, risponde pienamente agli ideali e alle finalità espresse dal “Premio Santa Eufemia, per la promozione della dignità umana”. La Polizia di Stato è quotidianamente vicina al cittadino ed alla sua dignità, rispondendo alle moltissime chiamate, sia di chi è stato vittima di un crimine, sia di chi necessita di aiuto, soccorso o rassicurazioni. Garantisce inoltre pronti interventi anche negli eventi drammatici, che sconvolgo intere comunità, quali le gravi calamità naturali. Il ”Premio Santa Eufemia” si ispira a mons. Luigi Fraccari, storico curato di Santa Eufemia, che, nel 1943, lascia la parrocchia e i suoi ragazzi e va in Germania. Superando rischiosissime difficoltà e, con passaporto internazionale della Santa Sede, entra nelle prigioni naziste, in cui languono 600 mila italiani, dando, con indomita, caparbia determinazione e speranza, grazie al Vaticano, anche cura e cibo, ricostruendo la loro dignità. Terminata la guerra, mons. Fraccari consuma le già consunte scarpe, per entrare negli scantinati, tra le rovine dei palazzi bombardati di Berlino, rifugio di centinaia di ragazzi orfani e sbandati, che vivono di espedienti. Il suo intento è ricostruire e dare dignità alla loro vita. Con l’aiuto degli Alleati e della Santa Sede, ristruttura un vecchio capannone e ricava camerate, servizi e cucine. In seguito, acquisirà altri spazi, dove realizzerà aule e laboratori, per dare a quei ragazzi, vittime del nazismo, la possibilità di imparare un mestiere. Pietra su pietra, l’indomito Uomo di Dio fonda l’opera, ancora oggi in  attività, “Casa Pio XII”, così denominata, in omaggio al Pontefice che lo ha incoraggiato e aiutato. Opera, quella di mons. Fraccari, che ha continuato, quindi, verso i reduci dalla Russia, in transito dalla Germania, per raggiungere l’Italia, disorientati e abbandonati a sé stessi. Tra le macerie di Berlino, istituisce un centro di raccolta-notizie, riguardanti i dispersi e i morti italiani. Stabilisce un coordinamento tra quello che resta delle autorità civili germaniche, i comandi russi, i comandi alleati e l’Italia. Crea un ponte con le Associazioni, che, nel nostro Paese, si adoperano per fornire notizie alle famiglie dei dispersi. Dopo 35 anni di missione in Germania, lascia la sua opera in mani sicure, torna in Italia, nel suo paese natale, Sant’Ambrogio di Valpolicella, dove  muore, nel 2000, a più di novant’anni. Siamo ad un Premio e a una storia, che meritano alta meditazione. Viene riconosciuta l’opera instancabile delle Forze dell’Ordine a favore del migliore vivere civile e rievocata la solerte vita di un prete, che, animato dalla bontà, ha dato tutto se stesso, nel mezzo di grandi pericoli, per il bene di italiani innocenti e vittime della barbarie nazifascista. Un Premio, che ha anche valore fortemente didattico, oltre che di giusto riconoscimento d’alti meriti, perché basato su principi ispirati alla dedizione all’uomo, come continuamente suggerita dal Vangelo… Principi, che, attraverso il Premio, vengono proposti e diffusi, invitando a porli in pratica, in un tempo, quello in cui stiamo vivendo, che fa dimenticare, troppo spesso, attraverso il superficiale e il disprezzo, la dignità umana.
Pierantonio Braggio

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