Cambiamo il sistema impositivo? Copiamo…

di admin
Il presidente Donald Trump passa alla flat-tax. Per l’Italia, sarebbe una rivoluzione straordinaria.

Da sempre, sin da giovani, abbiamo ammirato Milton Friedman (1912-2006). Vedevamo in lui, infatti, il pensatore, che per il maggiore sviluppo delle economie, le aveva pensate tutte. Aveva ideato anche la flat-tax, l’imposta piatta. Se, oggi, il presidente Donald Trump intende introdurre la flat-tax nella sua terra, già a tassazione ragionevole – e lo farà, senza dubbio, a ragion veduta, in un Paese, gli USA, che costituisce la maggiore economia del mondo, peraltro, in ottime condizioni – noi lo dovremmo assolutamente fare, invece, per ridare vita alla nostra economia, sempre modestissima, onde fronteggiare soprattutto, il debito pubblico, fuori di ogni limite e terzo nel mondo, nonché la pesante disoccupazione. Causati, questi, da troppa spesa pubblica, che va drasticamente ridotta, da derivante imposizione fiscale insostenibile e da una burocrazia asfissiante. In merito, i numeri sono noti e su di essi non ci soffermiamo. Diciamo solo che l’art. 53 della Costituzione recita: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Progressività, che significa, in poche parole, che più reddito hai, più alta è l’aliquota, che ti si applica e, quindi, più paghi, non tenendo, però, presente il tuo impegno nel creare ricchezza… Premesso che concorrere al funzionamento dello Stato è dovere, occorre, tuttavia, individuare perfettamente cosa s’intende per “spese pubbliche”, in quanto c’è spesa e spesa, spesa giustificata, bene calibrata, ponderata, assolutamente necessaria, e spesa pubblica, prettamente demagogica e politica, e che queste due ultime spese, sono state e sono la causa principale dei guai italiani. Un conto è, quindi, concorrere a spese pubbliche, derivanti da decisioni, prese con il metodo del buon padre di famiglia, e un conto è navigare in un mare di spesa, dal quale non ci potrà mai salvare e che ha causato il debito pubblico, che, con le sue conseguenze, ci corrode continuamente. Questo, per dire che un conto è pagare per supportare uno Stato, che tuteli equamente poveri e ricchi, considerandoli padroni dello Stato stesso, quindi, di uno Stato al loro totale servizio – ed è questo il compito dello Stato – e un conto è pagare per uno Stato, che pretende, impone e che di entrate non ne ha mai abbastanza. Ora, il sistema fiscale, che abbiamo, con la sua progressività, apparentemente corretta, nonché con altre imposte paralizzanti, e con entrate, derivanti da alte aliquote scoraggianti, insopportabili dal sistema economico e creatrici d’evasione fiscale, non sembra all’altezza dei tempi, visto, che il debito pubblico non dà cenni di ridimensionamento e che di entrate non se ne hanno mai a sufficienza, a parte le spese, purtroppo, imposteci da sismi e da pesanti problemi idrogeologici. La progressività, poi. di superata ispirazione marxista, fa impoverire i ricchi e non migliora la situazione dei poveri. Del resto, un ricco investirà bene in qualche parte (nell’economia) il proprio avere, e, investendo, creerà pure lavoro e nuova ricchezza. Si tratterà, semmai, e giustamente, di dare unicuique suum…, a ciascuno l’equo ed il dovuto, per il lavoro svolto.
Ma, tale sistema, se incide sulle famiglie, con conseguente minore potere d’acquisto delle stesse, e, quindi, con minori consumi, umilia incisivamente anche l’impresa, unica ed essenziale fonte di ricchezza, per ricchi epoveri… Impresa che, troppo compressa dal detto sistema fiscale e da altri obblighi, pur producendo qualità, non è in grado di vendere a prezzi competitivi, ricadendo il pagato allo Stato, sui beni prodotti. Ecco perché occorre un nuovo sistema fiscale, che potrebbe essere dato dalla flat-tax, una flat-tax del 15-20% su ogni movimentazione, salvo le dovute eccezioni, così com’essa è praticata in numerosi Paesi dell’ex blocco comunista, oggi, con Pil soddisfacente, fra i quali i Paesi Baltici, Polonia e Russia. Ecco perché Donald Trump la sta introducendo negli Stati Uniti d’America. Non è, infatti, più il tempo di un tempo, ma, il difficile tempo d’oggi, in cui non danneggia solo l’imposizione fiscale, anche in fatto di lavoro, appesantendo il prezzo del prodotto, ma la stessa globalizzazione, con la sua concorrenza illimitata, la tecnologia e le speculazioni a livello mondiale. Certo, il problema d’introduzione dell’imposta alla Friedman porta con sé propri risvolti da sistemare, ma, i risultati sinora ottenuti, dai Paesi che la flat-tax applicano, dimostrano la sua validità. Già sarebbe un ottimo risultato, se si addivenisse ad un taglio sensibile delle aliquote, onde ridare più vivacità all’economia, eliminare buona parte dell’evasione, diminuire la disoccupazione e porre il debito pubblico, finalmente, in direzione d’un pur minimo ridimensionamento.
Pierantonio Braggio

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