Banche Cooperative di Credito – BCC. Nuova normativa e preoccupazioni.

di admin
I gravi problemi che, purtroppo, hanno schiacciato varie banche in Italia, a completo danno di un azionariato, soprattutto popolare, modesto e diffuso, hanno fatto volgere l’attenzione anche alle BCC, o Banche di Credito Cooperativo.

BCC, che hanno una storia, meritevole d’attenzione, quali piccoli Istituti, creati allo scopo, soprattutto di fornire, sia pure in entità contenuta, credito all’agricoltura e, quindi, ai suoi operatori, diventando asse portante dell’economia agricola e dell’artigianato. Tali Istituti di credito hanno avuto origine in Germania, in tempi di grande miseria alimentare, ad opera di Friedrich Wilhelm Raiffeisen (1818-1888), che con il suo lavoro “Die Darlehnskassen-Vereine als Mittel zur Abhilfe der Noth der ländlichen Bevölkerung sowie auch der städtischen Handwerker und Arbeiter“, ossia, “Le associazioni delle Casse di Credito, come mezzo d’aiuto alla popolazione agricola, nonché agli artigiani e ai lavoratori di città”, uscito nel 1865. Raiffeisen ha diffuso, in Europa, pure la grande idea di cooperazione nel campo del credito, realizzatasi anche nelle cosiddette e citate Casse rurali ed artigiane, cooperazione ancora oggi attiva, anche in Italia. Dove, fra BCC e Casse rurali – queste ultime, diffuse soprattutto in Alto Adige – sono in attività circa 450 istituti, fra grandi e piccoli, con 3500 sportelli e, fatto importantissimo, con oltre 26.000 dipendenti. L’azione svolta da tali Istituti è stata, in Italia, di massima importanza, sia per la loro presenza anche in piccole località, altrimenti prive di sportello bancario, sia per il loro contributo finanziario, particolarmente, in passato, concesso all’agricoltura, base essenziale della vita. Oggi, si chiede alle BCC italiane una certa patrimonializzazione, ossia disponibilità di capitali, che garantiscano il sicuro esercizio del credito, soprattutto in base alle nuove normative europee, ispirate ai severi “Accordi di Basilea”. Il che non sarebbe male, ser non fosse che il Decreto Legge del 14 febbraio 2016, No.18, ora legge, dall’8 aprile 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale No. 87 del 14.4.2016, prevede che ogni BCC confluisca in un “gruppo” – trascuriamo necessariamente diversi dettagli – che, a sua volta, s’inserisca in un centrale gruppo cooperativo, costituito in società per azioni, avente il compito di controllare e guidare le banche ad esso sottoposte. La non costituzione in tale gruppo non permetterà l’esercizio del credito in qualità di BCC. Per non sottostare a tale normativa, una BCC deve dimostrare di disporre dell’importo accantonato di un minimo di 200.000.000 di euro, porre a disposizione il 20% di tale importo e trasformarsi in società per azioni. A tale norma non ci si può sottrarre. L’Istituto che intenda diventare gruppo centrale o capogruppo, come sopra cennato, deve presentare domanda a Banca d’Italia, alla quale è demandato il controllo del tutto, assieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’iniziativa, in sé, si basa su buoni propositi, ma pone sullo stesso piano BCC in difficili, come in ottime condizioni di patrimonializzazione, facendo chiederci se sia corretto fare affluire propri capitali – quelli di Istituti sufficientemente patrimonializzati – in un fondo (di gruppo) comune, quando altre banche apportano meno o crediti inesigibili. I soci di banche, che soddisfano alle condizioni previste, vedrebbero sfumare nel nulla anni di sacrifici e di risparmi, sinora garantiti dall’Istituto, di cui sono non solo soci, ma anche clienti. A ciò s’aggiungono due assunti a sé – segnalatici attentamente dal dott. Maurizio Zumerle, direttore di questo Giornale on line: non sono soggette a detta normativa le Banche cooperative o Casse rurali dell’Alto Adige – in rispetto del noto trattato italo-austriaco, detto “De Gasperi – Gruber”, firmato a Parigi, il 5 settembre 1946 – e le banche cooperative del Land Baviera, Germania. Dinanzi al complesso delle citate considerazioni, non pare amministrativamente ed europeisticamente equa la normativa succitata, la quale, invece, essendo derivante da Bruxelles, dovrebbe fare in modo che i soci di banche bene patrimonializzate, non abbiano a perderci, e che alle BCC di Austria e di Germania non sia riservato un trattamento migliore, di quello per le nostre previsto.
Pierantonio Braggio

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