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Referendum del 4 dicembre 2016… Si conoscono bene i suoi contenuti?

di admin
Intanto, i mercati internazionali mostrano sin d’ora inquietudine, per una possibile instabilità politica, quale freno alla modestissima ripresa e ad ulteriori riforme.

Non siamo assolutamente di parte. L’Italia ha bisogno di proseguire, in uno stato di difficoltà economica, che dura da anni e che stenta a rimettersi, sebbene qualche piccolo lume vi sia. A tale difficoltà non da poco, s’aggiungono i problemi che stanno, fra gli altri, creando il terribile terremoto, senza fine, nell’Italia centrale, e l’arrivo costante di rifugiati, con ulteriori costi per un difficile bilancio. Forse, sarebbe il caso di parlare più di ciò, che del referendum stesso, il quale – complicatissimo da intendere nei suoi contenuti – sembra essersi trasformato, oltre che costituire un’enorme esborso, più in un mezzo per dare lo sfratto a qualcuno, che per ridurre spesa e burocrazia pubbliche. Sfratto, che, ove riuscisse, non si sa a che cosa possa portare. E lo dicono i mercati internazionali, i quali non vedono soluzioni pratiche e rapide, per un’Italia, che ha assoluto bisogno di stabilità politica, stabilità, che significa governo efficiente – con un prossimo, saremmo al 64° in 70 anni di Repubblica – dotato di potere realizzatore a lungo termine. Un segno pesante, comunque, dalle borse già l’abbiamo. Il maledetto spread si è rialzato a 153 punti, a ciò spinto, da tali timori e forse anche da qualche voce, circa una possibile riduzione della quantità d’acquisto di obbligazioni statali, da parte della Banca Centrale Europea. Sinora, il quantitative easing di Mario Draghi ci ha salvati, anche in fatto d’interessi sui Bot a debito del Tesoro, mentre le previsioni di un possibile no referendario, fanno prevedere un’ulteriore crescita dello spread stesso e caduta delle quotazioni nella già debole borsa domestica. Se, poi, a tali rogne aggiungiamo, i soliti, gravissimi temi dell’alta spesa pubblica, della pesante, insopportabile pressione fiscale e di un debito pubblico inabbattibile, anzi, con tendenza all’aumento, ci viene da chiederci: “cosa possiamo aspettarci”? Parliamo, dunque, pure di referendum, ma, non sino a farne oggetto d’intrattenimento, e pensiamo assolutamente e seriamente agli altri problemi, che gravano sul Paese, il quale ha unicamente bisogno di costruttività, di continuazione del percorso delle riforme e delle realizzazioni, specie in questo terribile momento, scosso da irrefrenabili, gravi terremoti, con le conseguenze, che conosciamo, sul piano umano ed economiche. Per quanto riguarda il referendum, meditiamo ancora e cerchiamo d’istruirci il meglio possibile, per correttamente rispondere ai suoi quesiti, in base a ponderate valutazioni.
Pierantonio Braggio

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