Sei mamme su dieci a casa.
di adminLa notizia, secondo la quale sei mamme su dieci sono a casa, è data dalla realtà e dalle statistiche, che ci fanno sapere anche questo. Notizia, una volta tanto, altamente consolante e che invita ad esprimere lode, dal profondo del cuore. Lode, perché giovani madri, aduse ad un certo tipo di vita, libero da impegni, se non quello normale del lavoro, rinunciano ad un’entrata mensile o settimanale, e, quindi ad un certo agio, per riservare giustamente ogni attenzione al proprio neonato. Il quale, con i tempi che corrono, costituisce un immenso dono, ad una società sempre più “anziana”. Allarmante è che l’Italia, come accennato, possa contare su poche nascite e che demograficamente sia fra i paesi con la più bassa percentuale di natalità. Un fatto che, nonostante la buona volontà di molte giovani coppie, va ampliandosi, che, quindi, va tenuto sotto alta osservazione e che richiede, da parte dello Stato, massima attenzione. Aumentano gli anziani, cui va il grazie per avere lavorato tutta la vita e che, con il loro impegno, hanno creato benessere, e vengono a mancare nuovi nati, creando una pesante carenza di ricambio generazionale. C’è qualche risveglio, in tal senso, ma, lo stesso non è sufficiente a migliorare i valori demografici attuali. Avere un figlio signica riservargli tempo, una certa spesa, non da poco, e disporre, quindi, di una certa liquidità: elementi, che, oggi, non sempre sono realtà. Rinunciare al lavoro per il nuovo pargolo è il massimo, per ciò, che possano fare una madre, e, quindi, la coppia, ma il venire meno di un’entrata costante, significa dare origine a problemi, che si possono benissimo immaginare. Il dato statistico è fattore materiale, che serve, ma, esso porta in sé anche il lato morale, nell’assunto, di cui stiamo trattando. Ogni nuova mamma e ogni coppia, che abbia intrapreso la via del dare una nuova vita, vanno aiutate – non portiamo nessuna novità, né ignoriamo la difficile situazione delle finanze italiane – perché alle stesse va garantita serenità e disponibilità, per fare fronte alle esigenze, derivanti dalla nuova nascita, e per fare in modo che molti giovani, al momento d’un possibile matrimonio, non siano presi da perplessità economiche, sino ad essere spinti a rinunciarvi. Una nascita costituisce certamente gioia per i genitori, ma, anche oro per il Paese. Il quale deve riconoscenza a tali giovani – visto, appunto, che la popolazione sta invecchiando – e dovrebbe dotare i giovani di provvidenze, atte a fare fronte alle nuove necessità, per evitare loro momenti difficili e senza speranza, che scoraggiano il desiderio di dare vita a nuovi esseri, futuri cittadini, senza dei quali non c’è futuro. Non basta diffondere numeri, occorrono fatti, che creino la sicurezza di poter fronteggiare, nel modo migliore, l’evento nascita: meno imposte, contributi mensili e asili nido…, che non devono essere negati, per esempio, solo perché una madre dispone di un appartamento… La società dev’essere riconoscente ai giovani, che con la loro unione, contribuiscono a dare respiro ad una società sempre più vecchia…, la quale, economicamente, costa di più alla comunità, che finanziare giovani sposi.
Pierantonio Braggio
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