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In forte sofferenza la coniglicoltura italiana. Quotazioni sotto il costo di produzione. Incisiva campagna pubblicitaria a cura di PubliOne, Milano, per incrementare il consumo di carne cunicola italiana.

di admin
L’iniziativa è sostenuta, molto lodevolmente, dagli stessi allevatori. Non è nuovo il fatto che l’agricoltura sia schiacciata da un complesso di problemi, in buona parte, purtroppo, non di facile soluzione e derivanti, in parte, anche dalla concorrenza estera. L’agricoltura ha bisogno di supporto concreto e stabile, in sede ministeriale ed europea, per non morire di…

La carne di coniglio, infatti, è un alimento sano e ricco di valori nutrizionali, che i produttori italiani intendono rendere più popolare e consumato, difendendone qualità e sicurezza e promuovendone una scrupolosa tracciabiltà, all’interno dei confini nazionali. La carne cunicola ha un basso contenuto i grassi ed evita, quindi, il colesterolo (70 mg per 100 g), è ricca, dicevamo dianzi, di proteine (21,5 g su 100 di prodotto edibile), di aminoacidi essenziali e di sali minerali, che ne facilitano una corretta assimilazione ed è alimento adatto agli sportivi e a coloro che amano mantenersi in forma, senza rinunciare a gusto e qualità. Tutto questo vuole fare conoscere al grande pubblico la campagna di comunicazione sopra descritta e già dettagliatamente impostata e che, quanto a stampa, apparirà anche su tre tra le riviste mensili di cucina italiane più diffuse Cucina Moderna, Sale&Pepe e In tavola. Per ulteriori chiarimenti è, inoltre, disponibile www.coniglioitaliano.it.
In Italia – Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia-Romagna – vi sono circa 1.000.000 di coniglie fattrici in circa 8000 allevamenti, dei quali 1500 “professionali”, pari al 44% della produzione a livello comunitario. Il maggior numero di conigli viene prodotto in Veneto, dove la maggiore concentrazione di allevamenti si concentra nel Trevigiano con 200.000 fattrici e 10.000.000 di conigli. Seguono Padova, con 60.000 fattrici e 3.000.000 di conigli, e Verona – 35 aziende, site soprattutto nel Basso Veronese – con 53.000 fattrici e 3.000.000 di conigli. Tutto questo, significa impegno, creazione di posti di lavoro e ricchezza locale, che vanno salvaguardati da quotazioni con misure concrete, evitando quotazioni al di sotto dei costi di produzione. Spiegano tale situazione i seguenti dati: l’attuale costo di produzione s’aggira intorno a 1,80€/Kg, il produttore dovrebbe potere ricevere intorno ai 2€/Kg, mentre, al 21 luglio, il prezzo al produttore ammontava a soli 1,37€ al chilogrammo. La bassa quotazione è dovuta – sottolinea Pier Andrea Odorizzi, referente per il settore zootecnico di Coldiretti Veneto – alle importazioni settimanali di carne cunicola sottocosto dalla Francia (non è obbligatoria l’indicazione d’origine), le quali, pure in modeste quantità e pari solo al 10% dei 600.000 conigli macellati in Italia, fanno crollare le quotazioni, tenendo conto che la produzione di coniglio italiano già soddisfa il fabbisogno interno.
Importante il supporto garantito dal direttore di Coldiretti Verona, Giuseppe Ruffini, la quale ha saputo riunire i maggiori attori della filiera, per affrontare la profonda crisi del comparto cunicolo, invitando allevatori, macellatori e mangimisti a creare sinergia e collaborazione per la valorizzazione del coniglio italiano. Come abbiamo visto, un buon passo avanti è stato fatto. Ci auguriamo che il settore si rivivacizzi, anche nell’interesse economico-sociale delle rispettive zone di produzione.

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